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fondi ai gruppi, il processo

Uggias rende 32 mila euro Amadu: coscienza a posto

Uggias rende 32 mila euro Amadu: coscienza a posto

CAGLIARI. Cinque volte consigliere regionale, Salvatore Amadu non sapeva che le spese del gruppo politico dovevano essere giustificate e documentate puntualmente, come prevede la legge: «Ho la...

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CAGLIARI. Cinque volte consigliere regionale, Salvatore Amadu non sapeva che le spese del gruppo politico dovevano essere giustificate e documentate puntualmente, come prevede la legge: «Ho la coscienza a posto - ha detto al tribunale - ho consultato le norme e ho rispettato le regole dell’assemblea sarda». Calmo, apparentemente sereno, il politico sassarese si è seduto davanti ai giudici per rispondere all’accusa di peculato aggravato riferita a quegli 18.500 euro finiti nelle sue tasche e usciti senza lasciare traccia nell’arco di sette mesi e mezzo. In sua difesa avevano parlato i collaboratori - uno è indagato per falsa testimonianza - ed è a quelli che Amadu ha fatto riferimento per spiegare le spese contestate dal pm Marco Cocco: «Avevo una sede in via Montegrappa, a Sassari, e uno staff che mi aiutava nella mia attività di consigliere. Distribuivo compensi e rimborsi, ho speso certamente molto più di quanto mi è stato accreditato dai fondi del gruppo». Stipendi mensili, importi impiegatizi distribuiti in contanti e in nero: «Erano rapporti contrattualizzati?» ha chiesto il pubblico ministero. La risposta di Amadu: «No, nessun contratto». Nessun contratto e nessuna ricevuta o fattura, un passaggio di banconote da una mano all’altra nella convinzione - ha spiegato ancora Amadu, difeso da Mariano Delogu - che la famosa delibera di giunta che regolava l’uso di quel denaro mettesse gli onorevoli al riparo da qualsiasi obbligo di rendicontazione. Così non era, come le sentenze hanno dimostrato nel corso dell’ultimo anno e come conferma un’inchiesta che nelle sue ramificazioni coinvolge ormai una novantina di consiglieri ed ex consiglieri regionali di ogni colore politico.

Prima di lui è stato sentito Pierangelo Masia - difeso da Benedetto Ballero e Maurizio Scarparo - pochi minuti davanti al presidente Mauro Grandesso per affermare di aver speso i 78 mila euro del gruppo socialista per ragioni istituzionali. Mentre Oscar Cherchi, difeso da Riccardo Floris, ha confermato di non avere in mano neppure una fattura riferibile agli 81 mila euro contestati: «Ho pagato i miei collaboratori, ma non c’è nulla di scritto». Cherchi ha ricordato come nel 2004, al suo ingresso nel consiglio regionale, non avesse idea di come dovevano essere gestiti quei fondi: «Fu Mario Floris, un politico di grande esperienza, a informarmi che non era necessaria alcuna giustificazione. Io mi comportai di conseguenza e altri mi confermarono che andava bene così».

Alla conclusione dell’udienza l'ex esponente dell'Idv Giovanni Maria Uggias ha consegnato al tribunale un documento che certifica come abbia restituito con un bonifico bancario circa 32 mila euro al Consiglio regionale, quelli che la Procura gli contesta. Ed è stato l’ultimo atto del dibattimento, perché il 14 marzo la parola andrà al pm Cocco per la requisitoria. Altre udienze sono state programmate fino al 13 giugno, quando il tribunale presieduto da Mauro Grandesso dovrebbe andare in camera di consiglio per la sentenza. Fra stralci e procedimenti già conclusi sono rimasti quattrodici consiglieri imputati nel procedimento principale, che riguarda il gruppo misto: oltre a Amadu, Cherchi e Uggias, sono Maria Grazia Caligaris, Raffaele Farigu, Pierangelo Masia, Raimondo Ibba (tutti del Psi), Alberto e Vittorio Randazzo (Udc), Mario Floris (Uds), Giuseppe Atzeri (Psd'Az), Carmelo Cachia (Pd), Sergio Marracini (Udeur) e Salvatore Serra (Sinistra Autonomista). (m.l)

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