La Nuova Sardegna

Sk al Governo: «Vogliamo Versalis»

di Gianni Bazzoni
Sk al Governo: «Vogliamo Versalis»

Il fondo americano incontra il ministro e ribadisce la sua volontà. Ma restano i dubbi dei sindacati sull’operazione

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SASSARI. Muove passi decisivi anche con il Governo il fondo di investimento americano interessato a rilevare una quota importante - il 70 per cento - di Versalis.

I rappresentanti di Sk Capital (Barry Siadat, co-fondatore, presidente e managing director della società, e Jamshid Keynejad, anche lui tra i co-fondatori del fondo) hanno avuto un incontro “conoscitivo” con il ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi e con il sottosegretario alla presidenza del consiglio Claudio De Vincenti.

I vertici del fondo americano avrebbero confermato agli esponenti del Governo l’intenzione di arrivare a una partecipazione del 70 per cento in Versalis, pari a un valore di 1,2 miliardi di euro e trasferire alla controllata del gruppo Eni risorse preziose per un rilancio di Versalis con aperture verso il mercato globale, dove il fondo americano sarebbe già presente.

Le aziende di Sk Capital - secondo quanto è emerso dall’incontro con il Governo - gestiscono 101 stabilimenti in 32 paesi e una rete commerciale articolata in 130 Stati.

La riunione è servita al ministro Guidi per chiudere il cerchio e definire le conoscenze su una materia complessa e che presenta aspetti di forte criticità. Nelle scorse settimane, infatti, c’erano stati gli incontri con i vertici dell’Eni (il presidente Salvatore Sardo e l’amministratore delegato Daniele Ferrari), con i leader confederali e di categoria dei sindacati, ma anche con i presidenti delle Regioni che ospitano gli impianti dell’azienda.

La situazione è tutt’altro che risolta, perché ai sindacati non bastano le rassicurazioni del fondo americano e dello stesso Governo.

Ieri c’è stata l’assemblea nazionale dei quadri e dei delegati del gruppo Eni e le segreterie di Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec-Uil hanno denunciato la mancata partecipazione della giunta regionale sarda.

«Il presidente Pigliaru, formalmente invitato all’assemblea – hanno spiegato i segretari – non ha partecipato e non ha inviato un proprio rappresentante. Così, la giunta regionale unisce al disinteresse per il settore industriale, una evidente sudditanza verso il Governo centrale. Una comunione di errori che condannerà il territorio di Sassari e la Sardegna a una inevitabile e definitiva agonia».

Per impedire che ciò accada e che «l’Eni scappi», come si teme, è già stato proclamato lo sciopero del 19 febbraio.

«Nato a livello nazionale, nel nostro territorio deve diventare lo sciopero di tutto il settore industriale – hanno sottolineato i dirigenti sindacali di Filctem, Femca e Uiltec – ; ci sarà una manifestazione dalla quale nessuno si dovrà sentire escluso. Solo mettendo insieme le forze, infatti, si potrà uscire da questa crisi infinita».

I sindacati hanno ribadito la convinzione che la vertenza non può essere ricondotta a una questione tra azienda e lavoratori: «Dal risultato della vicenda dipenderà il futuro industriale che ha guardato con interesse al progetto della chimica verde, con possibilità di trasformazione e rinascita che ancora una volta vengono messe in discussione».

E l’appello è chiaro: «Il 19 chi sarà alla manifestazione starà con i lavoratori, gli altri saranno contro. Non ci sono vie di mezzo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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