Animali killer sulle strade «Così cerco i responsabili»
SASSARI. «Purtroppo non è la prima volta che animali incustoditi che vagano per la strada sono causa di tragedie. La Sardegna ha un numero imprecisato di animali vaganti, anche nelle arterie soggette...
SASSARI. «Purtroppo non è la prima volta che animali incustoditi che vagano per la strada sono causa di tragedie. La Sardegna ha un numero imprecisato di animali vaganti, anche nelle arterie soggette a maggior traffico. Ricordo - tanto per fare un esempio - che la Nuoro-Lanusei viene definita la “statale fattoria” perché c’è solo l’imbarazzo su quale specie animale incontrare». Giovanni Cubeddu, medico veterinario, già titolare della cattedra di Medicina legale veterinaria dell’Università di Sassari, da tempo si occupa di tragedie della strada causate da animali, collabora come consulente con diverse Procure. E la sua valutazione principale è rivolta ai responsabili: «É evidente che non sono gli animali ma i proprietari – dice Cubeddu, e lo fa guardando alla tragedia sulla Nuoro-Abbasanta dove nei giorni scorsi ha perso la vita un 32enne – . Tutti chiedono che vengano puniti i responsabili, ma la maggior parte delle volte restano sconosciuti. Nell’ultimo caso, il toro era privo di targhetta auricolare, ma nell’orecchio erano presenti due fori: è stata persa o asportata subito dopo l’incidente?». Basandosi su alcune indiscrezioni raccolte, Giovanni Cubeddu riporta un si dice: «Pare che un animale, che potrebbe essere riconducibile allo stesso toro, sia stato notato da qualche altro automobilista sempre sulla 131 Dcn poco tempo prima».
Non sarà facile - come spesso capita in questi casi - risalire al proprietario dell’animale che è stato causa dell’incidente mortale: «In queste situazioni – afferma ancora il medico veterinario – la ricerca si basa su moderni sistemi di analisi genetica. Viene prelevato il sangue in provette con sostanze anticoagulanti e si confronta il profilo genetico con quelli rilevati su eventuali animali presenti in diversi allevamenti della zona. Indagini complesse e costose e non sempre portano ai risultati sperati».
Cubeddu fa una valutazione degli incidenti stradali dovuti a investimenti di cani randagi e no (privi di microchip), cinghiali e cervi. Poi ricorda la ragazza di 25 anni morta nel 2014, sempre sulla Abbasanta-Nuoro a seguito dell’impatto con un cavallo sbucato al buio, d’improvviso. «Purtroppo i due incidenti: il toro nella zona di Ottana e il cavallo in quella di Sedilo presentano una triste e fatale analogia: non si conosce il proprietario dell’animale. Ed è la cosa peggiore, in primo luogo per il rispetto alla vita umana».
Poi una specifica tecnica: «Nei casi dei cani randagi e degli animali selvatici – afferma Cubeddu – le normative in vigore sono chiarissime: i Comuni sono tenuti a pagare i danni purchè l’incidente venga rilevato dagli organismi istituzionali competenti e a norma di legge. Per i selvatici, invece, la norma stabilisce che sia la Regione a pagare, ed esiste una buona giurisprudenza in merito. Invece se si tratta di un animale “da reddito”, un toro, la responsabilità va cercata secondo quanto previsto dall’articolo 2052 del Codice civile (danno cagionato da animali). Ne risponde il proprietario o colui che se ne serve per il tempo in cui lo ha in uso. E questo vale sia che l’esemplare sia sotto custodia o che sia smarrito o fuggito. E c’è infine il riferimento all’articolo 672 del Codice penale: omessa custodia e malgoverno di animali: le competenze sono in capo al Prefetto. La norma è stata ultimamente depenalizzata e la violazione è soggetta a sanzione amministrativa pecuniaria».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
