La Nuova Sardegna

Dalton Trumbo, grande sceneggiatore vittima di McCarthy

di Fabio Canessa
Dalton Trumbo, grande sceneggiatore vittima di McCarthy

Arriva oggi nella sale italiane il film “L’ultima parola” L’epurazione anticomunista in Usa negli anni Cinquanta

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SASSARI. Autori senza gloria. Destino ingiusto quello degli sceneggiatori, di loro si parla sempre poco, anche un appassionato di cinema fatica a ricordarne il nome. Gli onori finiscono tutti al regista che però spesso non scrive il copione sul quale poggia le fondamenta il lavoro di chi dirige.

Tra i grandi autori che hanno fatto la fortuna del cinema americano nell’epoca d'oro c'è Dalton Trumbo, la cui storia è raccontata nel film “L'ultima parola”, arrivato in questi giorni nelle sale italiane. Negli anni Quaranta Trumbo è uno dei più famosi e pagati sceneggiatori. Una carriera lanciatissima che subisce però un improvviso arresto nel 1947. Schierato con i sindacati e attivo politicamente per il riconoscimento dei diritti civili e della parità di retribuzione, l’autore, insieme ad alcuni colleghi, viene chiamato a testimoniare di fronte al Comitato per le attività antiamericane presieduto dal senatore McCarthy nell’ambito dell'indagine sulle attività comuniste negli Usa. Il rifiuto di rispondere alle domande della Commissione ha come conseguenza il suo inserimento nella lista nera: un periodo passato in prigione e la forte ostilità delle più importanti produzioni di Hollywood che si rifiutano di farlo lavorare. Per mantenere la sua famiglia continua però a scrivere, sotto falso nome. Soprattutto film di serie B. Ma non tutti. Tra questi ci sono infatti due lungometraggi importanti, premiati con l'Oscar che ovviamente Trumbo non può ritirare: “Vacanze romane” e “La più grande corrida”.

Le catene della lista nera si spezzeranno soltanto dopo tredici anni quando lo sceneggiatore potrà uscire dall'anonimato grazie all'appoggio di Kirk Douglas, protagonista di “Spartacus”, e di Otto Preminger, regista di “Exodus”. Due kolossal del 1960 che portano la firma di Dalton Trumbo.

Il film, basato sulla biografia dello sceneggiatore scritta da Bruce Cook (in Italia pubblicata da Rizzoli), è diretto da Jay Roach e si avvale di un ottimo cast. A cominciare dal protagonista Bryan Cranston, amatissimo dal pubblico televisivo per la serie di culto “Breaking Bad”, che è affiancato da Diane Lane (la moglie Cleo), Elle Fanning (la figlia Niki), John Goodman (il produttore Frank King), Helen Mirren (la giornalista maccartista Hedda Hopper). Cranston, con la sua interpretazione giustamente candidata all’Oscar, è la forza trainante del film che pur appassionando per l’interessante vicenda narrata finisce per avere la tipica confezione agiografica del cinema mainstream. Con una certa superficialità nel tratteggiare una delle pagine più oscure della storia hollywoodiana e una divisione manichea, eccessivamente schematica nel contrapporre la statura morale di Trumbo, dei colleghi, di Kirk Douglas ai reazionari dipinti in maniera troppo semplicistica, grottesca come Hedda Hopper e John Wayne. Resta comunque il fascino dell'ottima ricostruzione d’epoca, il ricordo dei grandi film di quel periodo, il bell’omaggio alla scrittura, al mestiere dello sceneggiatore.

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