Sardegna-Corsica macroregione d’Europa
Firmata l’intesa sulle strategie comuni. Pigliaru, Ganau e Simeoni: abbiamo bisogno di più sovranità
CAGLIARI. L’immagine migliore è questa: la stretta di mano a tre fra i presidenti. Se la premessa è questa e l’entusiasmo rimarrà lo stesso dell’incontro inaugurale, molto presto Sardegna e Corsica formeranno davvero la prima macroregione del Mediterraneo. Hanno deciso di unirsi, quasi fondersi, nelle strategie – è l’obiettivo dichiarato – per bussare da subito e molto più forte alle porte di Brtuxelles. L’intesa è stata firmata dai padroni di casa, Francesco Pigliaru e Gianfranco Ganau, con il presidente corso Gilles Simeoni. Le due isole – e da maggio potrebbero aggiungersi le Baleari – puntano ad avere una politica di progetti condivisa su lavoro, turismo, energia, istruzione e innovazione. Molto stringente e concreto, il protocollo è stato sottoscritto a Villa Devoto, e a metà marzo le due isole si scambieranno l’ospitalità, in una seconda visita ufficiale, per cominciare con le decisioni operative. Sì da oggi Sardegna e Corsica hanno cominciato a discutere e confrontarsi (e non capitava da decenni o forse mai c’è stato) come fossero Stati e non solo due regioni soffocate dal cordone ombelicale di Parigi e Roma. Certo, la cartina geopolitica del Mediterraneo non cambierà nei prossimi mesi, perché – seppure per motivi diversi – i tre presidenti sono cauti su un imminente distacco totale dalle rispettive case madri, sull’indipendenza, in sostanza. Chi è riuscito nel miracolo di mettere assieme le forze nazionaliste e poi vincere le elezioni in Corsica, Gilles Santoni, sull’argomento ha un’idea precisa. «Dobbiamo fare un passo alla volta – ha detto – Ora il nostro compito è prima di tutto questo: costruire un nuovo Paese, con diritti chiari e riconosciuti non solo dalla Francia, che troppo spesso ha difficoltà a comprendere e rispettare le nostre volontà, ma soprattutto dall’Europa» Con cui è lo stesso difficile dialogare chiusa com’è fra austerità e arroganza. «Su come ridurre gli svantaggi delle insularità, l’Europa deve far ancora molto e non può continuare a mettere in difficoltà i territori più deboli», ha detto Santoni. Per Francesco Pigliaru, europeista sempre più convinto, «è indispensabile che regioni dalla marcata identità debbano crescere nella sovranità, ma devono essere anche capaci di fare meglio al loro interno per ottenere le stesse opportunità di chi vive sulla terra ferma» Per il governatore «non è più il momento delle sole lamentele, servono idee progetti, soluzioni da proporre e offrire a Bruxelles, perché di per sè l’Europa è una grande opportunità». Secondo il presidente del Consiglio regionale Gianfranco Ganau, «in Sardegna il sentimento indipendentista c’è ed è legittimo. Un referendum sul distacco da Roma più che altro potrebbe essere un importante atto politico. Ma allo stesso tempo è decisivo che lavoriamo per ottenere maggiori spazi di autonomia». E a essere ora in due a invocare la sovranità è di certo un altro importante passo avanti.
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