La Nuova Sardegna

«Bullismo, punire solo i veri colpevoli»

di Stefania Vatieri
«Bullismo, punire solo i veri colpevoli»

Lettera di un gruppo di mamme degli oltre 100 ragazzini accusati nella lista La ragazza tormentata come “porta iella”, la vicenda denunciata alla polizia

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NUORO. Hanno letto e riletto la storia sul giornale. Hanno sottolineato con il pennarello rosso alcuni passaggi e poi hanno scritto sull’infogramma pubblicato sulla Nuova Sardegna un altro numero a loro dire mancante: 97 bambini vittime di diffamazione. Un gruppo di mamme degli scolari che avrebbero preso di mira la ragazzina nuorese additandola come una iettatrice hanno deciso di spiegare quale sia il loro stato d'animo in questo momento. Leggere che i loro figli sono dei bulli, addirittura "carnefici" le ha fatte imbestialire.

La lettera. Così hanno preso carta e penna e preparato una lettera nella quale hanno spiegato il loro stato d'animo e il dramma che stanno vivendo. «Condividiamo il dolore della bambina e la preoccupazione dei genitori, ma ora anche noi siamo vittime dei bulli che si scagliano contro i nostri figli che non sanno ancora che cosa hanno fatto, perché a molti di loro i genitori non l'hanno spiegato e la scuola ha aggirato l'ostacolo mettendoli alla gogna senza approfondire la situazione – scrivono nella lettera –. Tra i numeri sui giornali, vogliamo aggiungere oltre a quelli di chi è vittima di bullismo, anche quelli dei denunciati ingiustamente».

La vittima. Dall'altra parte c'è lei, la vittima dei bulli. Denigrata ripetutamente da mesi, trattata come "il gatto nero che attraversa la strada", isolata ed etichettata come iettatrice. Un incubo per una dodicenne nuorese in balia di un gruppo di prepotenti, tutti di età compresa tra gli 11 e i 15 anni, che ogni giorno per quasi un anno l'hanno perseguitata additandola come "porta iella". La più infida delle maldicenze. Giorni carichi di insulti e gesti scaramantici, canzoncine diabolicamente studiate per far rima con la parola sfiga, scritte sui muri e sui banchi di tutti le scuole medie cittadine, anche in quelle dove la giovane alunna non era mai stata, e poi tristezza e disperazione. Fino alla confessione. Un racconto fiume tra lacrime e singhiozzi di fronte agli occhi impietriti dei suoi genitori, che da qualche tempo avevano capito che qualcosa non andava in lei, "da ragazza gioiosa e vivace, si era trasformata in una persona estremamente taciturna e apatica" avevano raccontato. Da qui, la coraggiosa decisione di spezzare la catena, fermare il diabolico tam tam che ancora implacabile stava correndo lungo i corridoi e tra i banchi di tutti gli istituti scolastici cittadini.

La black list. «La scelta di rivolgerci alla questura è stata molto meditata – hanno raccontato i genitori della dodicenne -. Avremmo voluto affrontare la questione con i diretti interessati, contattando i loro genitori, ma la cosa aveva assunto un'entità tale da non permetterci di farlo. A danno fatto, l’unica strada percorribile era questa, portare in questura una lista con i nomi dei presunti persecutori di nostra figlia. Non era più possibile aspettare, era necessario che tutti, anche quei ragazzini che non conoscendola si toccavano, la smettessero subito per il bene della ragazza». Dalla questura la famigerata black list è stata poi diramata a tutti i dirigenti scolastici delle quattro scuole medie della città, che a loro volta avrebbero dovuto farsi carico dell'arduo compito di segnalare la vicenda ai genitori degli alunni così come ai diretti interessati. Oltre cento nominativi a cui la dodicenne, con l'aiuto di alcune fidate amiche della stessa età, erano riuscite a risalire.

Colpevoli e innocenti. Non è chiaro in che modo sia stata compilata la lista dei bulli, ma una cosa è certa: dentro ci sono finiti un po' tutti. Ed è proprio questo il nodo della discordia sul quale ruota l'intera vicenda e che ha fatto indignare numerosi genitori. «Siamo certi che tra loro, ma forse anche fuori dalla lista, si nascondano i veri persecutori – spiegano i genitori di alcuni ragazzini –. Ma è inammissibile il comportamento della dirigente scolastica dell'istituto frequentato dai nostri figli. Con la lista in mano ci ha convocati tutti insieme, leggendo a voce alta i nomi e i cognomi dei ragazzi. E poi paventando una sospensione di massa dai 15 ai 20 giorni, senza sapere minimamente se davvero avessero commesso o no quegli atti: questa per noi si chiama inquisizione». Altri presidi hanno invece seguito la strada della cautela spiegando che «i presupposti per sospendere il gruppo dei miei studenti coinvolti nella vicenda non ci sono – dice la dirigente della scuola media frequentata fino all'anno scorso dalla dodicenne vittima di bullismo –. Ciò che sto facendo è parlare privatamente con i genitori dei ragazzi segnalati nella lista e poi con i diretti interessati, che non dimentichiamocelo sono creature di 11, 12 anni. Oltre che avviare nella scuola un serio percorso che contrasti il fenomeno del bullismo, naturalmente con l'aiuto della questura».

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