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Testimonianza choc a Sassari: video hard mi ha distrutto la vita

di Silvia Sanna
Testimonianza choc a Sassari: video hard mi ha distrutto la vita

Il racconto di una minorenne in un incontro in Teatro L’esperto Luca Pagliari: «Parlare è fondamentale»

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SASSARI. Al centro del palco Luca Pagliari ha appena finito di raccontare le storie terribili di Carolina e Flavia: entrambe vittime dei bulli, una non ha retto alla vergogna e si è uccisa, l’altra invece ha ricominciato a vivere solo dopo avere denunciato di essere perseguitata da decine e decine di bulli che non la chiamavano mai per nome, ma solo “la cicciona che puzza”. Una mano si solleva in platea e una giovanissima donna inizia a parlare al microfono: «Anche a me qualcuno ha cercato di rovinare la vita – dice – con un video hard girato nel bagno di una discoteca. Non ero io quella ragazza ma tutti lo pensavano, il video l’hanno visto centinaia di persone, io sono precipitata nell’inferno. Ma poi ho avuto coraggio, ho denunciato tutto. Così mi sono salvata». Pagliari la interrompe: «Sei troppo in gamba per parlare da lassù, vieni sul palco a raccontare la tua storia». E lei scende, testa alta, occhi negli occhi di 700 ragazzi che ascoltano e assistono rapiti a questo spettacolo di vita, morte e resurrezione.

L’iniziativa. Luca Pagliari, giornalista, comunicatore e scrittore, è in Sardegna per il progetto “Socialmente consapevoli”, organizzato dal Corecom in collaborazione con i comuni di Sassari e Cagliari, l’Ufficio scolastico regionale e la polizia postale. Pagliari da 10 anni gira l’Italia per parlare con i ragazzi di vari problemi che colpiscono i più giovani. Il cyberbullismo è uno di questi. «Il fenomeno è in crescita – racconta – ma è anche amplificato dagli strumenti di diffusione. Prima gli insulti, gli attacchi, le persecuzioni avvenivano in strada, nel bagno a scuola, sulle pareti. Ora la diffamazione viaggia sui social e nel web raggiungendo in un attimo un pubblico molto più vasto. C’è gente che si uccide, ragazze che precipitano nella vergogna, che si chiudono in casa, diventano anoressiche, si trasformano in larve. C’è una sola cosa da fare: alzare la testa, parlare, vomitare come quando sei ubriaco. Solo allora inizi a stare meglio». È questo il consiglio che Luca Pagliari dà ai ragazzi, «l’unico possibile: dico di farsi ascoltare da qualcuno, da un genitore, da un insegnante, da un poliziotto. L’importante è vuotare il sacco».

Le storie. La giovane donna di Sassari l’ha fatto. Ai 700 del teatro comunale ha raccontato di avere deciso un giorno di riprendersi la sua vita. Qualcuno aveva deciso di rovinargliela. E pensare che la ragazza nel video non era neppure lei. Ma a nessuno importava. Quando ha finito di parlare, il pubblico è rimasto in silenzio. Poi ha applaudito. «In tanti si sono immedesimati. Lo dimostrano i tanti messaggi che ho ricevuto su Facebook – racconta Luca Pagliari – adolescenti che mi ringraziano perché non gli ho fatto la morale, perché non giudico. A Sassari si è creata una empatia straordinaria, più che in qualsiasi altra città in cui sono stato».

Il caso Nuoro. La vera sfiga, dice Pagliari, è essere schiavi della tecnologia. «Gli uomini del 2.0. Quelli che sono sempre online, e poi si divertono ancora a bruciare le streghe, a massacrare una ragazzina di 12 anni». Solo perché è bella, e per questo dà fastidio.

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