La Nuova Sardegna

Ultimatum di Soru: accordo o congresso

di Roberto Petretto
Ultimatum di Soru: accordo o congresso

Non si ricompone la frattura con l’area Cabras-Fadda. Il segretario: basta con le correnti. Spissu: valuti se ha i numeri

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ORISTANO. Se a qualcuno che accusa: «Governi il partito con poca collegialità», si risponde con: «No alla vecchia concezione della politica basata sulle correnti», è probabile che le parti non trovino un punto comune. Lingue troppo diverse per intendersi. E infatti, ieri mattina, nella sala riunioni del Partito democratico a Oristano, in una riunione della direzione regionale del partito affollata come da tanto tempo non si vedeva, il segretario Renato Soru non ha modificato di una virgola la propria posizione, rivendicando la bontà di una gestione del partito improntata alla condivisione delle scelte. Così come la sua ex maggioranza non ha modificato le critiche rivolte a lui rivolte. Per tutti ha parlato Giacomo Spissu, ex sindaco di Sassari e ex presidente del consiglio regionale: «È venuto meno lo spirito di gestione unitaria del partito perché sono stati rotti i patti. Se non si gestisce unitariamente la maggioranza, come si può pensare di gestire unitariamente tutto?». Fatte queste premesse Giacomo Spissu ha piazzato lo stoccata: «Il segretario valuti se ci sono le condizioni per continuare a governare il partito».

Qualcuno ha interpretato questa frase come una richiesta di dimissioni: «Al momento non c’è una richiesta di dimissioni del segretario».

La teoria dell’accordo in maggioranza prioritario rispetto al resto non è stato accolto da Soru: «Non è ragionevole che si discuta prima all’interno di chi detiene il 52 per cento, si decida e poi si proponga a chi nel partito rappresenta il 48 per cento. La trovo un’ingiustizia, non lo farei mai. Non ci può essere nel partito chi ha più diritto di altri e chi ha meno diritto di altri».

Incomunicabilità totale, quindi. La componente del partito che al congresso aveva sostenuto Soru e che ora lo accusa, togliendogli di fatto la maggioranza, attende però di vedere cosa farà il segretario. Per ora nessuna richiesta di dimissioni, come ha spiegato Spissu, e nessuna mozione per sfiduciare il segretario.

Di fatto la segreteria è sospesa: con le dimissioni della maggioranza dei componenti, l’organismo di governo del partito non può funzionare. Il segretario guida un partito senza avere una maggioranza, con l’opposizione che sarebbe anche disponibile a una gestione unitaria («non a fare la stampella, però, sostituendo qualcuno», ha precisato Siro Marrocu), ma dove al momento appare impossibile un accordo all’interno del gruppo che vinse le primarie.

Cosa succederà? Tutto fa pensare che l’ex maggioranza (che per semplicità si riconduce ai gruppi del partito vicini a Paolo Fadda e Antonello Cabras) voglia stare alla finestra, aspettando di vedere le prossime mosse di Soru. «Questa discussione si concluderà o con una nuova segreteria o con la convocazione di un congresso per l’elezione di un nuovo segretario», ha dichiarato il segretario al termine della riunione, conversando con i giornalisti. All’assemblea aveva detto, poco prima, nell’intervento di replica: «Prendiamoci qualche giorno di tempo, la decisione è nelle nostre mani. Io non lascerò naufragare questa esperienza su schemi del passato, con cose che non condivido. Oggi siete stati abbastanza chiari, prossimamente potrete esserlo ancora di più e mi direte che cosa vogliamo fare».

La sfida è ancora aperta, ma è impensabile che il Pd possa rimanere ancora a lungo con un segretario senza più maggioranza.

@Petretto

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