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cyberbullismo

E sui social dilagano gli atti di persecuzione

E sui social dilagano gli atti di persecuzione

NUORO. Il cyberbullismo? «È “quasi uno sport” praticato in alcune classi dal 50% dei ragazzi che agiscono le prepotenze senza porsi problemi e non conoscendo assolutamente le conseguenze del loro...

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NUORO. Il cyberbullismo? «È “quasi uno sport” praticato in alcune classi dal 50% dei ragazzi che agiscono le prepotenze senza porsi problemi e non conoscendo assolutamente le conseguenze del loro agire». Parole dell’Osservatorio territoriale sul bullismo, a margine del risultato dell’ultimo rapporto disponibile sulla situazione in provincia, risalente al 2014.

Un’analisi a tutto campo che ha lavorato su un campione di 873 studenti, della città e della provincia, delle scuole primarie, medie e superiori. Obiettivo, stabilire quanto le classiche forme di prepotenza oggi siano condizionate dalle nuove tecnologie e dall’uso di internet.

Dal rapporto emerge anzitutto un dato sull’uso smodato di cellulari e smartphone: il 95% dei ragazzi intervistati «hanno affermato, con tono enfatizzato e nel consenso generale, che non sopravvivrebbero più di 15 minuti senza telefonino», «diventato pertanto una protesi indispensabile ed irrinunciabile per gran parte dei preadolescenti e adolescenti». Al punto che alcuni lo hanno definito «l’amico più fidato». Nelle scuole primarie lo possiedono due bambini su tre, ma già dalle medie il dato sale al 100% degli alunni.

È l’applicazione whatsapp, che consente chat e invio di allegati di vario tipo, lo strumento di comunicazione più utilizzato (68%), mentre il social più amato è facebook (media tra i vari istituti 48,5%, che diventa 86% alle superiori). Ma chi controlla che uso fanno i ragazzi, soprattutto i più piccoli, del proprio cellulare? Solo il 55% dei genitori, secondo la ricerca, esercita una qualche sorveglianza. Del resto, è abbastanza comune tra i ragazzi intervistati la considerazione che i propri genitori capiscano poco o nulla di internet e delle nuove tecnologie (non a caso il rapporto dell’osservatorio parla di “nativi digitali” riferendosi ai ragazzi e di “immigrati digitali” a proposito della maggioranza degli adulti).

Ma vediamo alcuni dati scaturiti dall’indagine a proposito del cyberbullismo nel Nuorese. Hanno subìto prepotenze attraverso il telefonino il 16,9% degli intervistati, mentre il 14,3% attraverso internet. L’11,5% dichiara di aver compiuto personalmente prepotenze con il telefonino, e il 10,8% di averlo fatto attraverso internet. Il 37% degli intervistati, infine, dichiara di aver assistito o preso parte a prepotenze attraverso il cellulare. Molto basso anche il numero di ragazzi vittime di cyberbullismo a scuola che chiedono consiglio agli insegnanti su come comportarsi: ammette di averlo fatto appena il 4,8% degli intervistati. (p.me.)

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