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Sardegna all’avanguardia nella lotta all’invasione

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SASSARI. «La disciplina in questa materia conta molto e se le terapie non vengono eseguite alla lettera è chiaro che non ci si può attendere risultati positivi». Non lascia spazio all’interpretazione...

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SASSARI. «La disciplina in questa materia conta molto e se le terapie non vengono eseguite alla lettera è chiaro che non ci si può attendere risultati positivi». Non lascia spazio all’interpretazione Pietro Luciano, docente ed ex rettore della facoltà di Agraria dell’università di Sassari, e tra i massimi esperti di lotta al punteruolo rosso. Se si vuole avere almeno una possibilità di arginare l’infezione dell’insetto che sta devastando le palme dell’isola, è necessario rispettare le disposizioni regionali. La realtà è che purtroppo non tutti hanno rispettato le linee guida. C’è più di una zona grigia nella quale al coleottero è concesso proliferare indisturbato.

Guerra a metà. Quello che non si sente dire spesso in giro è che il progetto regionale di contrasto al parassita riguarda soltanto le palme di proprietà pubblica. «Per proteggere le piante private non si è fatto niente dando così la possibilità al punteruolo di proliferare – riprende il docente –. La Regione ha emanato dei decreti di lotta obbligatoria e a cascata i Comuni hanno emanato le ordinanze attraverso i sindaci. Ma sono prescrizioni che non hanno avuto alcuna applicazione: i casi di sanzioni fatte ai privati, se ci sono, si contano sulle dita di una mano. Mentre le palme private rappresentanoil cinquanta per cento del patrimonio complessivo».

Regione al top. In compenso, secondo Pietro Luciano la Sardegna è la regione italiana che contro il micidiale insetto ha ottenuto il maggior successo, «ma la battaglia non è ancora vinta – precisa – poiché rimangono tante problematiche irrisolte». Per esempio, l’ultima mappatura della situazione risale al gennaio 2015, e i dati Comune per Comune non sempre sono aggiornati. Per non parlare dei dati delle palme private: fare un censimento è praticamente impossibile.

Palma nana. Ma c’è un altro tipo di palma, molto più preziosa, che cresce in Sardegna. È la palma nana. La sua sorte è segnata come quella della palma comune? «La palma nana è una pianta che finora si è dimostrata resistente agli attacchi del punteruolo rosso – rassicura Luciano –. Sì, abbiamo ricevuto le segnalazioni di alcuni casi isolati ma per ora la specie non sembra in pericolo. Certo è che una volta che spariranno le palme delle Canarie il punteruolo rosso potrebbe trasferirsi sulla palma nana. Ecco, questo è un timore fondato».

Lo studio. Ad Alghero, che nel parco di Porto Conte conta un buon numero di esemplari di palma nana, si è insediata un’equipe che ha avviato un progetto pilota. L’obiettivo è studiare nuove tecniche di contrasto all’infezione. «Abbiamo partecipato al bando europeo Life per un progetto che portiamo avanti con Cnr e ministero e altre università italiane», aggiunge Pietro Luciano, che coordina il tavolo di lavoro. Nell’attesa di ottenere nuovi finanziamenti, la task force lavora con i fondi regionali.

Giro di vite. Ma la vera svolta potrà arrivare soltanto cambiando approccio al problema. «È necessario intervenire concretamente sulle palme private – avverte il docente – costringendo i proprietari ad effettuare le terapie e ad abbattere quando è necessario a evitare il propagarsi dell’infezione». (s.s.)

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