La Nuova Sardegna

Caso Furtuna, indagato l’avvocato

di Mauro Lissia
Caso Furtuna, indagato l’avvocato

Violinista accusato di rapina e lesioni nei confronti della moglie: legale sott’inchiesta per estorsione per un appartamento

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CAGLIARI. Un avvocato cagliaritano è indagato dalla Procura per estorsione: si chiama Alessandro Dedoni, ha 59 anni ed è notissimo soprattutto per la sua attività di penalista. L’accusa che gli viene contestata dal pm Emanuele Secci è legata al suo ruolo di difensore nel procedimento aperto due anni fa nei confronti del musicista Valentin Furtuna, 59 anni, origine rumena, secondo violino nell’orchestra del teatro lirico di Cagliari, che deve rispondere di rapina e lesioni personali aggravate nei confronti dell’anziana moglie Franca Porcu, le cui condizioni di salute si sarebbero aggravate a causa delle cure improprie imposte dal marito, forse – sostiene la Procura – per impossessarsi dei suoi averi. Erano stati i familiari della donna – deceduta l’anno scorso – a denunciare Furtuna dopo che la donna era finita in ospedale in preda a una crisi respiratoria. Dedoni sarebbe passato dalla posizione di difensore del musicista a quella di indagato per via di un appartamento e di alcuni atti che il pm ritiene illegali. In attesa che le carte del procedimento penale diventino conoscibili la sola certezza è che al legale è stato notificato un atto nel quale, informandolo dell’imputazione a suo carico, lo si invita a rimettere l’incarico di difensore di Furtuna in quanto incompatibile in base all’articolo 5 del codice forense e alle norme del codice di procedura penale. L’atto del pm Secci precede di pochi giorni la notifica della chiusa indagine – 415 bis – che a questo punto conterrà il nome di due indagati: il violinista e il suo ormai ex difensore. Stando alla ricostruzione accusatoria, sempre respinta con fermezza da Furtuna, nell’appartamento di Franca Porcu la situazione era diventata insostenibile: lui aveva portato a casa l’amante, che viveva con loro. E quando la moglie ottantenne provava a ribellarsi – è sempre l’accusa – e a chiedere la separazione il risultato era di finire segregata: chiusa in casa, vietato l’uso del telefono, soprattutto una cura tremenda a base di psicofarmaci di cui la donna non aveva alcun bisogno. I familiari, gli amici, i conoscenti: nessuno la vede più, le cure della donna sono affidate a una badante che diventa la sua salvezza: è lei infatti che denuncia quanto avviene in quella casa – siamo ai primi mesi del 2013 - e si trasforma in un testimone d’accusa fondamentale quando un giorno la donna accusa una crisi respiratoria e un’ambulanza del 118 la trasporta al Santissima Trinità. La voce gira, Franca viene raggiunta da parenti e amici, può finalmente sfogarsi, raccontare. A quel punto i familiari si rivolgono al giudice civile, che dispone l’allontanamento da casa del marito e della sua nuova fiamma. Poi, valutato lo stato di salute della donna, il magistrato nomina un amministratore di sostegno. Davanti a un altro giudice parte la causa di separazione legale, cui lui ribatte chiedendo gli alimenti: in tribunale Furtuna consegna un documento che dimostrerebbe come sia costretto a vivere in un appartamento del suo legale, l’avvocato Sandro Dedoni. Sono 750 euro al mese, il violinista pretende che la moglie lo aiuti a pagare l’affitto, l’avvocato lo sostiene. La giustizia civile fa il suo lento corso, ma familiari e amici vogliono tagliare corto: la sorella va in Procura, gli altri parlano con la polizia giudiziaria e raccontano degli psicofarmaci, delle presunte iniziative di Furtuna - che sono al centro dell’indagine - per appropriarsi di quanto la moglie possiede, compreso un testamento firmato forse in stato di incoscienza. Ora l’atto conclusivo dell’inchiesta, in cui spunta il nome dell’avvocato Dedoni, che presto potrà chiarire la propria posizione chiedendo di essere interrogato.

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