La Nuova Sardegna

«Ora ridateci almeno il corpo di Stefano»

di Nadia Cossu
«Ora ridateci almeno il corpo di Stefano»

L'appello disperato dei familiari del ragazzo scomparso e ucciso a Nule

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INVIATO A NULE. «Parlano di omicidio? Ci sono delle persone indagate per la morte di Stefano? E allora la Procura intensifichi le ricerche del cadavere di nostro figlio».

Marco Masala è un padre disperato e lo è ancor più dopo gli aggiornamenti investigativi delle ultime settimane: la magistratura indaga per l’omicidio del 29enne di Nule Stefano Masala: per la prima volta in questi mesi non si parla più di “scomparsa” ma di “morte”. Lui ha il coraggio di pronunciarla quella parola: «cadavere». Con la voce ferma, con l’atteggiamento di chi fa uno sforzo immane per sembrare determinato e deciso a riportare a casa il proprio figlio e che all’improvviso, però, non riesce a trattenere il singhiozzo che spezza la voce: «Devono trovarlo Stefano, non dormiamo più la notte. Noi siamo sempre qui e abbiamo fiducia nel lavoro della magistratura ma è arrivato il momento di dare una scossa alle ricerche». Ha il cuore lacerato dal dolore, Marco Masala: «Siamo stanchi di aspettare – dice – Abbiamo bisogno di notizie e chiediamo di esser messi nelle condizioni di poter fare qualcosa». È un punto sul quale i familiari di Stefano si soffermano con convinzione: «Chiediamo alla Procura di fornirci qualche elemento che consenta di riprendere le ricerche sul territorio in modo più proficuo, magari circoscrivendole ai luoghi dove si presume che si siano perse per sempre le tracce di Stefano». Luoghi dei quali la famiglia non è a conoscenza.

E quando Marco parla di “elementi”, probabilmente si riferisce anche ai tabulati telefonici che la magistratura e i carabinieri di Nuoro avranno certamente esaminato nei giorni compresi tra l’omicidio di Gianluca Monni a Orune e la sparizione di Stefano Masala. Contatti tra gli indagati, per esempio, dai quali potrebbero essere emersi dettagli utili per le ricerche. «Tutto il paese è pronto a darci una mano – aggiunge ancora – lo ha già fatto e sarebbe pronto a rifarlo». Non è difficile crederlo, basta vedere quante persone ogni giorno suonano il campanello della deliziosa casa di via Sardegna. Parenti, amici che arrivano anche dai paesi vicini, non solo da Nule. A portare una parola di conforto, a provare a distrarre per qualche minuscolo istante Carmela, quella madre ormai costretta a spostarsi su una sedia a rotelle, provata dai dolori lancinanti che sopporta come fossero la più lieve delle pene: «Questo per me è niente – dice tra le lacrime mentre la figlia Alessandra, gemella di Stefano, le accarezza la mano – Non ce la faccio a vivere senza Stefano, sono crollata. Le gambe mi fanno male ma è nulla rispetto all’assenza di mio figlio». E poi si rivolge al marito: «Non dovete pensare a me, tanto io l’ho detto che preferisco morire piuttosto che continuare a vivere in questo modo. Dovete pensare a Stefano, solo a lui».

Marco la guarda con gli occhi lucidi, stanchi, poi la incoraggia: «Non dimenticare che c’è quella fiamma sempre accesa. Le forze dell’ordine sono sicure al 99 per cento che Stefano sia morto, ma per noi esiste soprattutto quell’1 per cento che può diventare anche 2, 3, 98. E finché non troveranno il suo corpo noi continueremo a cercarlo». Anzi, auspica che siano gli inquirenti a farlo prima di tutto: «Ora le ricerche devono essere più accurate, visto che dicono di non cercare più uno scomparso ma un cadavere. È un motivo valido per incrementare le attività con tutti i mezzi possibili».

Quel filo di speranza li aiuta a vivere le giornate, e ci sono momenti in cui si prova persino a immaginare come sarebbe se Stefano tornasse a casa, vivo: «Il 22 febbraio è il loro compleanno – per la prima volta mamma Carmela accenna un sorriso e guarda la gemella di Stefano – sarebbe bello se tornasse quel giorno. Compiono 30 anni, lui le diceva sempre: “Per il nostro trentesimo compleanno, se non dovesse esserci nessuno con noi, ce ne andremo a festeggiare da soli io e te”». Sempre sorridente e ottimista, con una coccola per tutti e per la mamma in particolare. «Ogni notte entro nella sua camera da letto e gli dò la buonanotte, come facevo sempre quando era qui. Solo che adesso lui non risponde. Non è nel suo letto...».

Ed è in questi momenti – quando la realtà scaccia via con violenza l’illusione – che diventa difficile respirare ancora e riaggrapparsi a quel filo di speranza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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