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Dopo la direzione

Pd in crisi, la soluzione è lontana

Pd in crisi, la soluzione è lontana

Dopo l’autosospensione di Soru, le correnti al lavoro in gran segreto

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CAGLIARI. Sul Pd in crisi è calato un silenzio che sa di mistero. Dopo i fuochi d’artificio della direzione di sabato scorso, con lo scontro in campo aperto fra le correnti, non s’è saputo più nulla. Il che non vuol dire: è tutto fermo. Dietro le quinte i vari gruppi contrapposti hanno continuato a incontrarsi alla ricerca – sempre più affannosa – di una soluzione che però non sembra essere vicina. L’autosospensione del segretario Renato Soru e della segreteria, o meglio dei reduci dopo le dimissioni in massa della componente popolare-riformista, doveva accelerare il percorso ma non è stato così. Nonostante gli ultimi «caminetti privati», non è ancora chiaro quali siano le strategie fino alla prossima direzione del partito che dovrebbe essere convocata alla fine della prossima settimana.

I soriani. Il segretario si è sospeso, ma non ha intenzione di dimettersi, o comunque lo farebbe solo se fosse sfiduciato anche dall’assemblea e non solo, com’è stato in direzione, a voce dagli ex alleati dell’area Cabras-Fadda. Ma l’ipotesi più negativa per Soru oggi pare lontana nei fatti e anche nel numeri dei delegati a favore o contro. A questo punto l’europarlamentare ha due strade: riprendere il dialogo, semmai dopo aver ingoiato qualche rospo, e puntare a un rimpasto, con questa richiesta agli avversari: «Mi aspetto una rosa di candidati su cui discutere al più presto». Oppure, in caso di risposta negativa, puntare alla conta immediata dei voti in direzione. Cioè fra meno di quindici giorni presentarsi con una segreteria formata solo da fedelissimi, più semmai gli ex civatiani, e vedere l’effetto che fa. Ma questa prova di forza oggi non sembra essere oggi nelle corde del segretario.

Popolari-riformisti. Dopo aver detto, in direzione, che «il segretario dovrebbe prendere atto di non aver più la maggioranza», l’area Cabras-Fadda si aspettava da Soru un passo indietro (non solo di lato) più deciso. Le dimissioni? Forse, però non sono arrivate. A questo punto anche la corrente che ha aperto la crisi si trova davanti due strade. Insistere nell’attacco frontale fino a costringere il segretario alla resa incondizionata, ma sarà quasi impossibile da ottenere. Oppure disegnare – almeno sulla carta – una nuova alleanza. Per realizzare questo progetto, dovrebbero avere la certezza di stringere un’alleanza tutta nuova con il gruppo misto renziani-ex Diesse ma che oggi pare essere un’utopia.

Renziani-Ds. È la corrente che più delle altre punta a una «vera gestione unitaria» del partito. In questi giorni, seppure con molti distinguo, le ha provate tutte per rimettere assieme i cocci. Non c’è riuscita e non è detto che ci riesca. A Soru ha fatto sapere che, come minoranza interna, non è disposta a fargli da stampella. Lo stesso avrebbe risposto agli emissari dell’altro fronte: «O tutti dentro, o non si fa niente con nessuno». Visto lo stallo, il rischio che arrivi un commissario da Roma potrebbe materializzarsi presto e questa sì sarebbe una sconfitta per tutto il Pd. (ua)

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