Accoglienza migranti, pressing di Manconi: quel centro va chiuso
Il senatore Pd aveva criticato l’ex Caravel di Predda Niedda La prefettura è in crisi: i posti per i profughi non bastano
SASSARI. L’ipotesi di chiudere il centro di accoglienza per migranti di Predda Niedda è da scongiurare. È la posizione della prefettura di Sassari che emerge da alcuni documenti rispetto alla situazione della struttura ex Caravel di Sassari per la quale, nelle scorse settimane – a seguito di una visita a sorpresa del senatore Luigi Manconi – era stata richiesta la chiusura da parte della commissione per la tutela dei diritti dell’uomo. «Adeguarlo oppure chiuderlo», tuona oggi il senatore, che si mostra scettico: «Il centro presenta problemi strutturali che è davvero difficile immaginare si possano risolvere in poche settimane». La prefettura si era mossa all’indomani della visita della commissione parlamentare per verificare la situazione. Servizio lavanderia, varietà di cibi, incremento del servizio di pulizia, maggiore igiene in cucina, adeguamento delle norme di sicurezza, predisposizione di un locale infermeria, evitare il sovraffollamento nelle camere: sono soltanto alcune delle situazioni critiche avanzate dalla commissione parlamentare (altre sono arrivate dallo Spresal di Sassari) e per le quali la prefettura ha intimato alla società che gestisce la struttura, la 4esse Srl, di adeguarsi entro venti giorni (il termine scadrà a breve). L’intento dell’ufficio territoriale del Governo è garantire ai migranti condizioni di vita in linea con gli standard di accoglienza e – soprattutto – mantenere il centro aperto. Sì, perché un ipotetica chiusura metterebbe in ginocchio il sistema di accoglienza «in previsione di probabili nuove numerose assegnazioni di quote di profughi a questo territorio», si legge in un documento firmato dal prefetto. Il timore è che il sistema si ritrovi in «grave difficoltà se non nell’impossibilità di trovare una dignitosa sistemazione dei richiedenti asilo cui assicurare l’accoglienza». Che tradotto significa: non possiamo permetterci di chiudere l’ex Caravel. Un messaggio forte e chiaro che la dice lunga sulla difficoltà a reperire spazi – e imprenditori – adeguati. Ma può questo giustificare un trattamento degli ospiti non rispettoso della condizione umana? Per il senatore Manconi è un no secco. «Apprezzo che sia stato indicato un termine (venti giorni, ndr) – commenta il parlamentare sassarese – per così dire imperativo, per la realizzazione dei lavori necessari, anche perché non va dimenticato che questa situazione drammatica si protrae da molti mesi e, non porvi riparo immediatamente, significa perpetuare una condizione di grave disagio, in cui vengono violati diritti fondamentali della persona». La commissione per la tutela dei diritti dell’uomo aveva effettuato una visita a sorpresa in alcuni centri di accoglienza per profughi di Sassari a fine gennaio. Era seguita una relazione inviata al prefetto evidenziando carenze imbarazzanti all’interno della struttura. «Per la verità – continua il senatore – mi sarei aspettato, considerato lo stato di emergenza che abbiamo verificato, una risposta più tempestiva. Ringrazio in ogni caso il prefetto per la sua cortesia e per le precise informazioni fornitemi». Nel frattempo stanno per scadere i venti giorni assegnati al gestore per rimettere in piedi una struttura deficitaria in tutti i sensi. «Mi auguro, non appena scaduti i termini – conclude Manconi – in una tempestiva e scrupolosa verifica da parte dell’autorità pubblica così che possa rilevare l’effettivo superamento delle gravissime disfunzioni. In caso contrario, non c’è alternativa: quel centro va chiuso».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
