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Imprese cancellate dall’agenda politica

Imprese cancellate dall’agenda politica

Dossier di Confartigianato su un anno e mezzo di legislatura. Solo poco più di 2 atti ogni 100 riguardano le aziende

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CAGLIARI. Il dossier è impietoso, vale una mazzata per la politica. In 17 mesi, Giunta e Consiglio regionale hanno pensato, deciso e prodotto qualcosa per le imprese solo ogni due atti – 2,5 per l’esattezza – su cento fra delibere, proposte di legge, interrogazioni, risoluzioni, ordini del giorno eccetera. Se poi sempre la voce imprese è relegata all’undicesimo posto nella classifica fra gli argomenti più trattati dal «sistema palazzo» ed è appena sopra quella più ghiotta delle nomine, non può che scattare l’allarme generale.

«È sconfortante», ha denunciato il presidente di Confartigianato, Maria Carmela Folchetti, nel commentare il dossier sulla prima parte di una legislatura cominciata nel 2014 e che finirà fra tre anni. Se l’indagine commissionata alla società OpenPolis, che da sempre tiene sotto controllo anche Camera e Senato, fosse una pagella non ci sarebbe scampo per i consiglieri, 60, e i 12 assessori, più il presidente Pigliaru: sarebbero bocciati. O per essere generosi rimandati alla prossima metà di questa stagione. «Speriamo che da oggi in poi si comportino meglio», ha detto il segretario della confederazione, Stefano Mameli, dopo una lettura attenta di un giudizio preciso, scientifico ed emesso per la prima volta in Sardegna. Mai la politica era stata setacciata sulle «cose fatte» per le aziende, Confartigianato l’ha fatto. Quel 2,5 per cento finale su un campione di 1.122 atti esaminati, a questo punto, non può essere salvato neanche dalla clausola buonista del minimo garantito. Purtroppo era, resta e chissà se resterà molto al di sotto delle aspettative di chi opera sul campo. «Troppo spesso i politici convocano le imprese in ritardo e a cose fatte. Qualche volta ci sentono, ma non ascoltano le nostre istanze e i risultati si vedono», ha rincarato l’accusa la presidente di Confartigianato. I voti pessimi sono su tutto e le uniche materie, si fa per dire, in cui c’è qualcosa in più della sufficienza sono l’istruzione e le infrastrutture. Sulle altre priorità presentate alla vigilia delle regionali il palazzo si è impegnato davvero gran poco. Forse c’era persino da aspettarselo dopo che, a suo tempo, solo cinque candidati sui 60 poi eletti finirono per sottoscrivere il patto del «faremo questo o quello».

È stata una delusione su burocrazia, fisco e costo del lavoro, con appena 93 atti censiti e fra questi solo 37 capaci d’incidere, tutti gli altri «neutri» (inefficaci) se non addirittura contro, due. È andata persino peggio nel credito e nei pagamenti, altri temi scottanti: 19 fra decisioni e impegni, pochi, con l’aggravante che 12 di questi sono stati tutt’al più acqua fresca. Poi c’è la voce «sviluppo territoriale e programmazione», altro capitolo per riaccendere lo sviluppo: Qui a trarre inganno è un numero assoluto, 186, con l’amara sorpresa però che ben 124 hanno avuto un effetto «neutro» sul sistema. Lo stesso discorso vale per «trasporti ed energia»: oltre 200 atti, ma solo una cinquantina hanno lasciato un segno. Con un ultimo voto ancora più preoccupante: solo 7 atti sui 16 prodotti dalla Giunta e dal Consiglio hanno un legame stretto con la riforma più volte invocata dagli artigiani. «Speriamo che cambi in fretta qualcosa e ci sia un reale coinvolgimento delle imprese nelle azioni di governo», è stato l’auspicio della presidenti Folchetti. Altrimenti? Continuerà a essere un disastro. (ua)

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