La Nuova Sardegna

Carne non controllata per i ristoranti sassaresi

di Gianni Bazzoni
Carne non controllata per i ristoranti sassaresi

Una banda di cacciatori di frodo riforniva alcuni locali con la selvaggina La polizia ha scoperto che gli animali venivano venduti ai locali o impagliati

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SASSARI. Non si facevano scrupoli, sparavano alle prede direttamente dall’auto (spesso a poca distanza da strade pubbliche, con situazioni di pericolo davvero gravi) e rivendevano la selvaggina - senza alcun controllo sanitario - ai ristoratori che la mettevano in commercio. Catturavano qualsiasi cosa: prevalentemente cinghiali, conigli e lepri, ma anche pernici, quaglie, tordi, colombacci e merli, senza tralasciare rapaci e altre specie protette che venivano sparate di notte e poi destinate a essere impagliate. Una banda di presunti bracconieri è stata sgominata dagli investigatori della squadra mobile di Sassari che erano partiti da una attività per la rapina a mano armata alla gioielleria Bartoletti (messa a segno il 26 agosto del 2013 a Sassari), per la quale due degli intercettati erano stati già arrestati.

Indagini. Nei giorni scorsi gli agenti guidati dal dirigente della Mobile Bibiana Pala hanno notificato gli avvisi di conclusione delle indagini ad Alessandro Moracini, 31 anni; Marzia Mastino, di 24; Salvatore Vacca, 32; Luca Marcello Puggioni, 37, e Mario Arca, di 71, tutti sassaresi e con precedenti penali e di polizia.

Il pubblico ministero Carlo Scalas ha contestato ai cinque indagati, a vario titolo, l’attività di bracconaggio (che si concretizza nel reato di furto aggravato ai danni della Regione, quale proprietaria della fauna selvatica) e il porto illegale di armi da fuoco oltre al mancato possesso della licenza di caccia che viene appositamente rilasciata dal questore.

Territori di caccia. Secondo quanto emerso dalle indagini - che sono andate avanti per parecchi mesi - i bracconieri agivano nelle zone periferiche di Sassari ma si spostavano di frequente anche in Gallura, in particolare nella zona di Aglientu (dove era maggiore la probabilità di incontrare cinghiali e, allo stesso tempo, minore il rischio di incappare in qualche controllo).

Animali morti. In una circostanza, gli indagati sono arrivati persino a vendere un cinghiale che era stato trovato morto nel corso della battuta di caccia notturna.

Rischio sanitario. Secondo quanto emerso dalle indagini della squadra mobile, in diverse circostanze, la selvaggina sarebbe stata immessa nel circuito della ristorazione nonostante la totale assenza dei controlli sanitari che - nel caso specifico - avrebbero evitato la vendita di alcuni animali malati che invece gli indagati non si sono fatti scrupolo di cedere agli ignari clienti.

Civetta. Uno dei “pezzi” pregiati dei bracconieri è rappresentato dalla civetta uccisa a metà settembre del 2013 in una campagna nel territorio di Sassari. In quella occasione - secondo l’accusa - Salvatore Vacca e Luca Marcello Puggioni hanno agito di notte con una battuta di frodo che ha permesso di catturare l’esemplare protetto poi destinato a essere impagliato e venduto a collezionisti. In questo caso specifico è stata contestata anche l’aggravante di avere commesso il reato «su cose esposte alla pubblica fede, profittando di circostanze di tempo (di notte) tali da ostacolare la pubblica e privata difesa e con violenza sulle cose».

Occhioni. Tra i volatili sottoposti a tutela e presi di mira dai cacciatori di frodo anche gli occhioni, esemplari crepuscolari e notturni: in una sola battuta - stando a quanto accertato dalla polizia - Moracini e Vacca ne avrebbero catturato otto. Anche in questa situazione è stata contestata l’aggravante.

Ghiandaia. Colorata e bellissima, nel carniere dei cacciatori di frodo (in questoa vicenda la contestazione è per Moracini) era finita anche una splendida ghiandaia, nella stessa notte in cui erano stati uccisi anche tre occhioni. Tutti trofei proibiti e destinati ad essere impagliati per finire nell’esposizione di collezionisti.

Sparviere. Il piccolo rapace diurno, lo sparviere non proprio facile da catturare (anche per la sua diffidenza e per la facilità con la quale si muove tra la vegetazione) non era scampato all’azione dei bracconieri che l’avevano aggiunto ai trofei di caccia.

Cinghiali. Il vero commercio di carne, però, la banda l’aveva organizzato con i cinghiali, abbattutti tra l’agro di Sassari e la zona di Aglientu dove, a quanto pare, i cacciatori conoscevano bene le postazioni. E qualche volta le prede venivano raccolte già morte..

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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