La Nuova Sardegna

Disoccupazione, frodi sui fondi l’isola sesta in Italia

A livello nazionale investiti oltre 400 milioni di euro Il 10% è stato speso illegalmente e dovrà essere restituito

3 MINUTI DI LETTURA





CAGLIARI. La Sardegna è al sesto posto in Italia nella classifica delle frodi realizzate sui fondi per combattere la disoccupazione. Nell’isola i casi accertati finora dal Nucleo speciale spesa pubblica e repressioni frodi comunitarie della Guardia di Finanza sono 33, di cui 14 a Cagliari, 7 a Nuoro, 8 fra Sassari e Olbia, 4 a Oristano. Il poco invidiabile primato nazionale va alla Campania con 420 casi, di cui 134 a Napoli e 137 a Salerno. Seguono la Puglia con 206, la Sicilia con 163 e la Calabria con 113. Le regioni più “oneste” - almeno in questo campo - sono Emilia Romagna e Veneto, dove le Fiamme Gialle hanno scovato un solo furbetto. Un passo indietro per capire: in principio era il prestito d’onore, una mancia che poteva arrivare a 80 milioni di lire da spendere per mettere in piedi un’impresa e uscire dalla disoccupazione. Per qualche migliaio di giovani quell’iniziativa significò una svolta, per la maggior parte solo una temporanea cuccagna. Più avanti, nel 2000, il governo decise di dare un taglio alla generosità incondizionata per accorpare tutte le forme di finanziamento della nuova imprenditorialità giovanile nel decreto legislativo 185 del 21 aprile, una norma articolata e ricca di paletti, rivolta a indirizzare i finanziamenti su imprese innovative e soprattutto su iniziative realistiche, utili a produrre occupazione nella fascia di età tra i 18 e i 35 anni. Sono passati quindici anni e l’esito dell’indagine condotta dal Nucleo spesa pubblica sembra delineare uno scenario ancora una volta poco incoraggiante sull’uso dei 411 milioni e mezzo di euro che lo Stato ha investito sui progetti basati sul dlgs 185, scenario che appare comunque migliore rispetto al disastro emerso dopo l’esperimento del prestito d’onore: i furbi che hanno incassato i soldi senza rispettare le regole stabilite a suo tempo dal governo sono 1079, l’ammontare di quella che si delinea coma una frode ad ampio raggio è di 39 milioni e mezzo di euro, pari a circa il 10 per cento dell’investimento totale da parte dello Stato.

Secondo una nota diffusa dalla Guardia di Finanza «i 1079 soggetti individuati non hanno rispettato i vincoli previsti anche attraverso comportamenti fraudolenti come la radazione di atti falsi». Come dire reati, che presto dovrebbero essere perseguiti per aver giustificato spese con documenti di comodo e via rubando con artifizi d’ogni genere. Prosegue infatti la nota: «L’esito delle analisi è attualmente al vaglio dei competenti comandi territoriali della Guardia di Finanza, che stanno provvedendo a concludere gli accertamenti necessari per l’avvio dei procedimenti penali davanti all’autorità giudiziaria ordinaria e contabile». A parte le eventuali conseguenze penali, la notizia è un’altra: chi ha speso male i soldi dello Stato dovrà restituirli.

Non è la prima volta che saltano fuori casi di frode nell’uso dei fondi per l’autoimprenditorialità: in altre due campagne di controllo condotte dagli investigatori della Finanza sono state individuate 3420 posizioni irregolari con l’obbligo conseguente di restituire fondi per oltre 100 milioni di euro. (m.l)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative