La Nuova Sardegna

Sanità, un tesoro ai privati: centinaia di milioni della Regione ai centri di cura

di Silvia Sanna
Il centro costruito dalla Fondazione Randazzo all’ingresso di Bono: 33mila metri cubi che non hanno mai ospitato un solo paziente
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Il centro costruito dalla Fondazione Randazzo all’ingresso di Bono: 33mila metri cubi che non hanno mai ospitato un solo paziente

Nell'isola i servizi sanitari pesano sulle finanze per 3 miliardi e 687 milioni, oltre la metà del bilancio da 7 miliardi

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SASSARI. Tenere il conto è quasi impossibile: la cascata di soldi pubblici destinati all’assistenza sanitaria privata-convenzionata arriva da un fiume alimentato da molti affluenti. Con una fonte principale: la Regione, chiamata a garantire lunga vita alla galassia della sanità privata, che per il sistema pubblico rappresenta una stampella indispensabile. I milioni di euro che annualmente la Regione stanzia per coprire il costo delle prestazioni offerte sono centinaia e centinaia. In parte girati alle Asl di riferimento, in parte ai Comuni, una quota direttamente alle strutture e alle associazioni accreditate in maniera temporanea o definitiva (e comunque per un tempo massimo di 3 anni).

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L’Aias, l’associazione al centro dello scandalo per i maltrattamenti subiti da alcuni pazienti ricoverati nel centro di Decimomannu – tutti affetti da patologie molto gravi – è solo una delle tantissime strutture che vanno avanti grazie ai finanziamenti della Regione e degli enti locali. E i soldi, anno dopo anno, sembrano non bastare mai. Un po’ perché aumentano le strutture, soprattutto perché con la popolazione che invecchia cresce il numero delle persone bisognose di assistenza specialistica, spesso 24 ore su 24.

La legge. Il testo più recente che stabilisce i criteri di accreditamento, cioè le caratteristiche che una struttura deve avere per beneficiare dei fondi regionali, è la legge 47 del dicembre 2010, che fissa i decreti attuativi della legge 10 del luglio 2006, sulla “tutela della salute e riordino del servizio sanitario della Sardegna”. Sulla base delle linee guida stabilite nei provvedimenti legislativi, la Regione stabilisce i tetti di spesa, le somme cioè da erogare annualmente o con valenza triennale alle strutture accreditate.

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I numeri. Uno su tutti: 3 miliardi e 687 milioni. È il costo della sanità - tra pubblico e privato - nell’isola. Vale più della metà dell’ultima finanziaria regionale da 7 miliardi di euro. Con un deficit pazzesco che pochi mesi fa aveva spinto la giunta a varare un piano di rientro che prevedeva, tra le altre cose, la lievitazione delle aliquote Irpef a carico dei contribuenti. La proposta è rientrata, per sanare il buco saranno seguite altre strade meno impattanti sulle famiglie.

Le strutture. Dei 3 miliardi e 687 milioni, una buona fetta se la portano via proprio le strutture private accreditate. Ci sono i quasi 100 milioni di euro che la Regione - delibera del 2 febbraio 2016 -ha destinato alle strutture ospedaliere private: 7 più le 3 cliniche cagliaritane del gruppo Kinetica Sardegna srl. E ci sono i 12milioni 580mila euro che la stessa Regione ha girato alle Asl isolane per la stipula di contratti con le strutture abilitate all’assistenza nel settore della salute mentale. Ma sono solo due esempi all’interno di un lungo elenco che comprende i fondi destinati alla riabilitazione, alle residenze sanitarie assistite, agli studi specialistici, all’assistenza di tipo domiciliare. Complessivamente, le strutture sanitarie e socio-sanitarie private attive nell’isola e accreditate presso le Asl sono 366, così distribuite: 171 a Cagliari, 51 a Sassari, 22 a Olbia, 16 a Nuoro, 17 a Lanusei, 32 a Oristano, 29 a Sanluri e infine 28 presso la Asl 7 di Carbonia.

Tetti di spesa. Il primo aumento significativo a fine 2012, giunta regionale guidata da Ugo Cappellacci. Per la riabilitazione i tetti di spesa sono cresciuti di circa 17 milioni di euro nel triennio di programmazione 2013-2015. Per lo stesso periodo sono lievitati di 1,5 milioni di euro i tetti per le residenze sanitarie assistite. Parallelamente sono aumentate le tariffe per le prestazioni, con incrementi che in alcuni casi sfiorano il 45 per cento. Oggi la Regione si trova a gestire un costo della sanità fuori controllo. Complicato riuscire a rientrare dal deficit milionario e il crescere delle strutture private non aiuta l’assessorato in questa difficile operazione.

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