Le voci nel paese: adesso serve il dialogo
Molti allevatori chiedono che la Regione apra un tavolo per una strategia comune sugli interventi
DESULO. «E ora ci dobbiamo sedere tutti, riflettere e arrivare a una proposta, una via di uscita condivisa. Adesso, più che mai, è il momento di farlo. Desulo è un paese intelligente, e gli allevatori sono persone intelligenti. Senza dubbio, sul fronte dell’informazione si poteva fare uno sforzo in più, perché se alla data canonica del 30 novembre, fissata dall’Unione europea per mettere in regola gli allevamenti suinicoli, qui a Desulo sono state presentate solo una decina di domande di regolarizzazione, è evidente che qualcosa, sul fronte peste suina, non ha funzionato». Agronomo, responsabile del settore sviluppo locale di Laore, ex consigliere provinciale e comunale di Desulo, Ciriaco Loddo da più di venti anni vive a stretto contatto con il mondo delle campagne e degli allevatori. Ne conosce potenzialità, limiti, ma anche preoccupazioni e richieste pressanti. «A inizio febbraio – racconta – come Laore avevamo cominciato il percorso fatto di incontri sul territorio per ascoltare le richieste degli allevatori e arrivare a un progetto di filiera suinicola. Abbiamo fatto un incontro, un “focus-group” a Desulo e già da lì era emerso che agli allevatori mancava una informazione puntuale sul discorso della peste suina. Gli allevatori, la scadenza del 30 novembre 2015, per mettersi in regola, la conoscevano sì ma non sapevano però quale fosse la prassi, se dovevano pagare, come dovevano fare. C’è stato senza dubbio un deficit di informazione. La tensione, in ogni caso, negli ultimi tempi si sentiva, l’ho sentita anche io, anche io ho avuto qualche problema. Ma ora è tempo di fermarsi un pochino tutti quanti, riflettere, e riuscire a presentare alla Regione un proposta dal basso che sia condivisa. Bisogna riprendere anche il percorso dell’ascolto e del dialogo che avevamo cominciato a inizio febbraio, e che poi siamo stati costretti a interrompere perché qualche giorno dopo sono cominciati gli abbattimenti dei maiali. Ora, se le condizioni sociali lo permettono, vogliamo riprendere quel percorso. Nessuno di noi, tuttavia, sia chiaro, vuole fare né farà passi indietro, tutt’altro: vogliamo solo fermarci, riflettere e andare avanti». «Noi siamo pronti al confronto – dicono alcuni allevatori del paese – diciamo solo che non possono abbattere in maniera indiscriminata tutti i nostri maiali, compresi quelli sani. Il nostro progetto, la Regione ce lo ha da tempo. È quello del “brado controllato”, che prevede di mettere le scrofe nei recinti, e di lasciarle libere solo nei periodi nei quali ci sono le castagne perché se ne nutrano. E per il resto del tempo, sottoporle a controlli veterinari». «Ciò che è successo al sindaco Littarru – aggiungono – è una cosa che condanniamo senza mezzi termini, ma vogliamo anche dire che non pensiamo sia legato alla vicenda della peste suina. Qualcuno può essersi approfittato della situazione per scaricare le colpe su di noi». (v.g.)
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