Cantieri verdi, troppe differenze
I precari contestano l’azzeramento della formazione e i contratti
CAGLIARI. Il passaggio dai Comuni ai «cantieri verdi» è stato traumatico sia perché sono stati azzerati i percorsi formativi, sia soprattutto perché molte risorse sono state drenate dalla cooperative e fra i lavoratori sono emerse forti differenze contrattuali e retributive sempre a loro svantaggio. È stata questa la denuncia dei rappresentanti dei cosiddetti lavoratori in utilizzo (sono circa 400 in Sardegna) davanti alla commissione Lavoro del Consiglio regionale presieduta da Gavino Manca (Pd). In questi giorni i commissari sono impegnati in un censimento del precariato nelle amministrazioni pubbliche, compresa la Regione. Nello specifico, i lavoratori in utilizzo provengono da realtà industriali scomparse dal mercato e, da oltre 10 anni, al centro di un tormentato percorso di ricollocazione fra cassa integrazione, mobilità e lunghe proroghe. Sui cantieri verdi, in particolare e stando a quanto detto in commissione, esisterebbe una «situazione a due velocità in cui molti lavoratori, a causa della breve durata dei contratti, non riescono nemmeno a maturare i requisiti di accesso all’indennità di disoccupazione». Proprio sui cantieri verdi anche di recente la maggioranza di centrosinistra in Consiglio, primo firmatario il capogruppo di Sel Daniele Cocco, ha presentato un’interrogazione alla Giunta sul rifinanziamento e sui criteri di assegnazione cambiati in corsa. Ma non c’è stata ancora una risposta e pare che molto del futuro dei cantieri possa essere legato alle poste – dovrebbero essere insufficienti – previste nella prossima Finanziaria.
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