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l’inchiesta a catania sulla tecnis

Un colosso nella bufera: sequestrati 1,5 miliardi

Un colosso nella bufera: sequestrati 1,5 miliardi

CATANIA. A ottobre i vertici del colosso della costruzioni erano finiti in manette per tangenti nell’ambito di un’inchiesta della procura di Roma. Ieri una nuova bufera sulla Tecnis. La società degli...

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CATANIA. A ottobre i vertici del colosso della costruzioni erano finiti in manette per tangenti nell’ambito di un’inchiesta della procura di Roma. Ieri una nuova bufera sulla Tecnis. La società degli imprenditori Mimmo Costanzo e Concetto Lo Bosco Lo Giudice è finita in amministrazione giudiziaria con il sequestro di quote e azioni per oltre un miliardo e mezzo di euro. Stessi provvedimenti anche per Artemis Spa e Cogip Holding Srl, dello stesso gruppo impegnato in centinaia di commesse in tutta Italia.

La procura di Catania ha chiesto l'applicazione della legge antimafia perché le imprese sono ritenute dall'accusa «asservite alla famiglia catanese di cosa nostra». Il provvedimento è stato eseguito da carabinieri del Ros. Le indagini, supportate da dichiarazioni di collaboratori di giustizia e di imprenditori, avrebbero dimostrato come Tecnis abbia subito «coartazioni nel libero svolgimento delle attività imprenditoriali». E con la sua azione, ritiene l'accusa, oltre a «rimpinguare le casse» dell'organizzazione mafiosa, avrebbe consentito a suoi esponenti di «governare in qualche modo l'indotto, ottenendo sub appalti e forniture a imprese vicine all’organizzazione mafiosa» e di «accrescere il proprio potere e prestigio anche presso le famiglie palermitane, consentendo a imprese loro vicine di infiltrare il settore delle commesse pubbliche».

Le indagini hanno ricostruito richieste di pizzo per i cantieri con la famiglia Santapaola e il clan di Picanello a Catania, nonché il pagamento di oltre 2,5 milioni di euro a un fratello del boss Enzo Aiello per la cessione di un terreno sul quale si ipotizzava la costruzione di un carcere. Per il comandante del Ros, il generale Giuseppe Governale, sono «aziende che si proclamavano paladine dell'antimafia, ma la realtà dei fatti ha determinato un loro coinvolgimento. Occorre un'azione di contrasto forte a questo demone dal volto d'angelo, perché così si presenta, per preservare la società civile». Obiettivo della magistratura, hanno spiegato il procuratore Michelangelo Patanè e il sostituto Antonino Fanara, è ora quello di «risanare e reimmettere nel mercato l'azienda in modo che possa operare nel rispetto delle regole e al riparo da interventi della criminalità organizzata».

La Tecnis è un colosso italiano del settore dei lavori pubblici, con commesse anche all'estero. Ha un capitale sociale di 32 milioni e 700 dipendenti. L'azienda è stata coinvolta nell'inchiesta Dama Nera della procura di Roma su presunte tangenti all'Anas. Per quella indagine Costanzo e Lo Giudice sono ancora agli arresti domiciliari. Nel novembre del 2015 il prefetto di Catania ha sospeso il certificato antimafia alla Tecnis e ha nominato come commissario straordinario Saverio Ruperto, ex sottosegretario del governo Monti, che ora è stato nominato amministratore giudiziario della società.

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