L’amico di De Andrè: «Faber era un gallurese»
TEMPIO. Non si placano a Tempio le polemiche sollevate da don Sandro Serreri, parroco di Aglientu, su piazza Faber, il monumento a Fabrizio De Andrè da un’idea di Renzo Piano, di cui il sacerdote...
TEMPIO. Non si placano a Tempio le polemiche sollevate da don Sandro Serreri, parroco di Aglientu, su piazza Faber, il monumento a Fabrizio De Andrè da un’idea di Renzo Piano, di cui il sacerdote vorrebbe impedire o bloccare la realizzazione, attualmente in atto, con l’indizione di un referendum popolare.
L’amico. A intervenire con una garbatissima ma al tempo stesso accorata lettera di difesa del progetto e di ciò che la sua realizzazione rappresenterà, è stato ieri anche Franco Maciocco, dottore commercialista di Tempio, persona di solito molto riservata, da sempre amico di Fabrizio De Andrè e Dori Ghezzi. Nel novembre del 2004 Franco Maciocco, faceva parte di quella piccola pattuglia che guidata dalla moglie del cantautore genovese, a nome e per conto della sezione tempiese della Fondazione De Andrè andò a Genova per chiedere al grande architetto Renzo Piano di ideare “qualcosa” che potesse ricordare per sempre, a Tempio nella sua città d’adozione, il grande artista tempiese d’adozione. Facevano parte di quella pattuglia, oltre Franco Maciocco, Piero Stangoni, Giuseppe e Valentina Visicale, tutti e tre ingegneri, e Chiara Seghene, studentessa.
Incredulità. Oggi il professionista rimane attonito e stupito di fronte alle esternazioni di don Sandro Serreri, «non tanto per le critiche mosse al progetto, ognuno è libero di avere proprie idee in proposito – scrive Maciocco – quanto piuttosto per la durezza e la veemenza delle considerazioni esposte. Lontanissime dai messaggi d'amore e di pietà per i diversi di cui è permeata tutta la poesia di De Andrè. Si parla di “violenza alla piazza che deve essere impedita e respinta in massa dall'intera città” – scrive ancora Maciocco –, di “posa di cavi strana, fuori, luogo e stonata, insomma orribile” e ancora “di opera brutta perché fuori posto”. E conclude auspicando infine, “che siano tanti i tempiesi che si indigneranno per questo atto di violenza contro la nostra identità, la nostra galluresità e anche la nostra dignità e che sia indetto un referendum popolare che cancelli l'opera».
Intelligenza offesa. «Ho avuto il privilegio – scrive Maciocco – di frequentare Fabrizio durante tutta la sua permanenza a Tempio e in Gallura, circa ventiquattro anni, e credo di poter dire che lui ha rispettato la nostra identità, la nostra galluresità e anche la nostra dignità integrandosi perfettamente nel mondo agro-pastorale della nostra regione, nonostante la triste e nota vicenda. Pensare che un'opera così importante, a lui dedicata in modo del tutto spassionato da chi, come Renzo Piano, gli è stato profondo e sincero amico, considerato tra gli architetti più importanti al mondo, possa urtare la nostra suscettibilità di galluresi, è fuorviante e offende la comune intelligenza».
Progetto condiviso. L’appassionata lettera di Franco Maciocco prosegue con un lungo e affettuoso ricordo del cantautore e prosegue poi illustrando nei suoi fondamentali riferimenti il progetto dell’architetto Piano «da noi condiviso fin dal primo incontro nel suo studio», scrive Maciocco. Un'opera sviluppata da Alvisi Kirimoto + Partners su un'idea di Renzo Piano con il quale lo studio, fondato dagli architetti Massimo Alvisi e Junko Kirimoto, vanta una lunga e consolidata collaborazione.
Auspicio. «Forse è un desiderio troppo grande – conclude il professionista tempiese –, ma mi piace credere però che tutti coloro che hanno conosciuto Fabrizio, anche tramite le sue canzoni, possano domani pensare che la sua anima riposa anche in piazza di Lu Malcatu, futura piazza Faber, tra l'elegante portico dell'antico mercato, i graniti dei palazzi e le splendide vele di Renzo Piano. Con buona pace di don Sandro Serreri».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
