La Nuova Sardegna

Allarme finanziamenti illeciti: nell’isola sfiorano gli 8,5 milioni

di Mauro Lissia
Allarme finanziamenti illeciti: nell’isola sfiorano gli 8,5 milioni

Tra i mali denunciati anche assenteismo, denaro riscosso senza diritto, privilegi e carriere illegittime A Sassari una tesi di dottorato spacciata per progetto d’impresa: 150 mila euro da restituire

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CAGLIARI. L’assenteismo è un costo sociale, le carriere illegittime sono un prezzo da pagare alla politica che cerca consenso, i soldi riscossi senza diritto rappresentanto spesso un reato e anche i permessi sindacali concessi senza controllo contribuiscono a consolidare quella gestione allegra degli uffici pubblici che ha fatto della Sardegna un’isola che va avanti a scartamento ridotto. La Corte dei Conti ha fatto quello che deve fare: i conti. Le cifre che affiorano da questo mare magno di benefici e di privilegi sono allarmanti e abbracciano sia il settore del lavoro pubblico che quello privato, mettendo in luce la facilità con cui il denaro dei contribuenti viene elargito in dispregio delle norme.

Danni erariali. Un dato su tutti: otto milioni e 486 mila euro, che il procuratore regionale Donata Cabras, nella sue relazione d’apertura dell’anno giudiziario per la magistratura contabile, mette nel conto dell’illecito utilizzo di finanziamenti pubblici dopo averli contestati come danno erariale ai diretti interessati. In altre parole: soldi acquisiti per lo sviluppo dell’economia, per realizzare progetti d’impresa, che finiscono nelle tasche sbagliate e non producono alcunché di visibile per il bene dell’isola, grazie anche a un rapporto di complicità tra burocrazia e lobby imprenditoriali. Il metodo per portarseli a casa è sempre quello: carte false, fatture per operazioni inesistenti, sovrafatturazioni, aiutini che arrivano da quegli stessi uffici dove si entra ed esce a piacimento, dove le assenze superano spesso le presenze, dove la voce diritti prevale regolarmente sulla voce doveri. Con un obbiettivo comune: imbrogliare, prendere ciò che non si dovrebbe.

Fenomeno inarrestabile. Il procuratore Cabras non ha fatto i nomi delle persone e delle aziende, ma gli esempi sono quelli che spesso diventano titoli di cronaca: «È un fenomeno di cui ci occupiamo da anni - ha spiegato il magistrato - ma che non accenna a diminuire». Si va dal pesante contributo pubblico che sparisce, inghiottito dai conti correnti di imprese fallimentari fin dalla nascita. Per arrivare alle piccole elargizioni, gli ormai famigerati de minimis, mance di taglio elattoralistico che vanno a finanziare progetti senza senso. Una tendenza, quella dell’uso illecito del denaro pubblico, messa in forte evidenza anche nella relazione del presidente Cristina Astraldi De Zorzi.

L’imbroglio sassarese.Nell’elenco della Corte dei conti compare un caso che va raccontato: nel Sassarese c’è un consorzio per la tutela dell’indicazione geografica protetta di un prodotto tipico locale che partecipa all’istruttoria regionale per ottenere un contributo. Ci riesce, contributo aggiudicato. Arriva una segnalazione al comando dei carabinieri per le politiche agricole e alimentari del nucleo antifrodi di Roma e si scopre l’imbroglio: il consorzio ha incassato 150 mila euro per il progetto di ricerca ma anzichè elaborare il lavoro scientifico ha prodotto una tesi di dottorato presentata all’Università di Sassari nell’anno accademico 2008-2009. A ottobre del 2015 la Procura contabile ha contestato il danno erariale, forse i responsabili dovranno restituire il maltolto. Ma questa vicenda, fra le tante riferite dal procuratore Cabras, conferma la tendenza a considerare le casse pubbliche come un bancomat a disposizione diffusa.

Appalti pubblici. Va così: la relazione della Procura contabile è un quaderno delle doglianze che abbraccia e mette sott’accusa ogni attività. Appalti pubblici: «Si è riscontrata - scrive il procuratore Cabras - l’elusione delle disposizioni che regolano lo svolgimento delle gare». In altri termini, selezioni farlocche, poche ditte in corsa, tempi stretti per partecipare in modo che vincano gli amici. E anche qui - nella ricostruzione della Corte dei Conti - compare quella zona grigia affaristica, dove gli uffici diventano il terminale delle operazioni opache: nella relazione si parla di «comportamenti omissivi tenuti dai funzionari incaricati o preposti ai vari servizi» che dimenticano di controllare, determinano ritardi.

Comuni complici. Compresi i comuni, dove la gestione del patrimonio lascia alquanto a desiderate e compaiono inevitabili «atti di gara per l’affidamento di concessioni ai privati» dove «le condotte illegittime connotano l’iter procedurale sin dalla fase della predisposizione degli atti di gara». Ancora in altri termini, fuori dal linguaggio della magistratura: gare su misura, tagliate apposta a favore di qualcuno.

Le appropriazioni. C’è infine la parte più manifesta, l’appropriazione di denaro pubblico. Funzionari periferici scoperti a rubacchiare, ma anche e soprattutto gli onorevoli regionali che sfilano ormai da anni nei tribunali per aver intascato i fondi del rispettivo gruppo politico: con la sentenza penale, qualcuno ha già ricevuto quella contabile. Come dire: chi non l’ha già fatto dovrà restituire, si spera presto, i soldi al consiglio regionale.

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