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Come allevare i ricci: l’università lancia un progetto pilota

di Salvatore Santoni
Come allevare i ricci: l’università lancia un progetto pilota

Un team internazionale ha studiato la produzione in scala Previsto l’impianto sperimentale di 100mila esemplari

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CAGLIARI. Centomila minuscoli ricci ogni anno nasceranno in uno schiuditoio made in Sardinia. È la produzione del vivaio messo in piedi nel consorzio ittico di Santa Gilla dal progetto Resurch che ha studiato la ricerca sull’allevamento del riccio di mare. Il progetto – finanziato dalla Ue nell’ambito di un programma di sostegno alle piccole e medie imprese – ha visto impegnati i ricercatori dell’università di Cagliari e altri partner internazionali in una ricerca che si conclude in questi giorni. La novità si inserisce in un mercato che gira 9 milioni di euro l’anno e un pescato di 30 milioni di ricci.

Il progetto. La punta di diamante del sistema è uno schiuditoio sperimentale messo a punto dal dipartimento di Scienze della vita e dell’ambiente dell’università cagliaritana. Grazie a questo ambiente protetto, l’impianto è in grado di produrre oltre 100mila giovani ricci l’anno. Per la produzione, i ricercatori hanno scelto la località Sa Illetta, dove sorge il consorzio ittico Santa Gilla, con cui l’ateneo ha stipulato una convenzione di ricerca. «Gli obiettivi del progetto erano individuati in sette work packages – spiega il ricercatore Piero Addis – tra cui la formulazione e l’ottimizzazione delle diete artificiali per l’alimentazione dei ricci, lo studio delle tecnologie e i sistemi di allevamento in impianti a terra ed in mare, l’ottimizzazione del prodotto finale, ovvero il miglioramento delle qualità biochimiche della polpa di riccio allevato, anche attraverso test sensoriali, le attività di training, networking and dissemination, strumenti utili per la formazione e crescita dei giovani ricercatori».

La produzione. Per prima cosa, i ricci maschi vengono indotti all’emissione dei gameti, che verranno mescolati alle uova prodotte dalla femmina. La fecondazione avviene nello schiuditoio sperimentale creato dal tema di studiosi. Una volta nate le larve, si inizia la fase del nutrimento attraverso un mix di microalghe. Dopo 18 mesi le larve iniziano ad assumere le sembianze di minuscoli ricci (25 millimetri): è il momento in cui vengono trasferiti nel vivaio a mare.

Il team. Oltre all’università di Cagliari e all’impresa sarda Cedimar, al progetto hanno lavorato un gruppo di imprese di varie nazioni (Islanda, Irlanda, Israele). Da sottolineare anche la partecipazione degli istituti di ricerca di Nofima (Norvegia), Sams (Regno unito), Matis (Islanda) e Iolr (Israele), a cui si sono affiancati i gruppi di ricerca del Cnr di Taranto e dell’università di Genova. Il lavoro prodotto dal team di sviluppo ha fornito un avanzamento tecnologico per l’allevamento di due specie di echinodermi: il paracentrotus lividus (la specie consumata in Sardegna) e strongylocnetrotus droebachiensis (consumata nel nord Europa).

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