Scanu: «Chiudiamo i poligoni» A giugno la proposta alla Camera
Il deputato del Pd guida la Commissione d’inchiesta: «Presenteremo una prima relazione» Prevista una riconversione per Quirra e la cancellazione di Capo Frasca e Capo Teulada
SASSARI. Una piccola rivoluzione portata avanti in poco più di due mesi. Il deputato Pd Gian Piero Scanu è pronto a presentare la lista delle richieste al parlamento e al governo. O meglio le richieste della Commissione di inchiesta della Camera sugli effetti dell’uranio impoverito, di cui Scanu è presidente.
Una mossa che potrebbe portare uno stravolgimento storico per l’isola. «Entro giugno la commissione presenterà una prima serie di conclusioni e richieste – spiega Scanu –. Tra queste ci saranno di sicuro i punti fermi con cui si erano conclusi i lavori della precedente commissione. La chiusura dei poligoni di Capo Frasca e di Teulada e la riconversione di quello di Quirra».
La commissione. Ma Scanu non si limita a queste richieste. «È chiaro che il lavoro della commissione è molto più ampio – spiega – e riguarda per prima cosa la salute dei militari e di chi vive in aree in cui operano i soldati. Al centro delle nostre richieste c’è proprio la salvaguardia della loro salute e anche per questo chiederemo che siano tutelati in modo particolare i lavoratori. E le verifiche siano fatte da un ente ad hoc, con propri ispettori». Scanu non lo dice in modo esplicito, ma la politica chiede che a fare le verifiche sulla presenza di sostanze pericolose per l’uomo come l’uranio impoverito o il torio siano enti terzi.
La continuità. «Questa è la quarta commissione – continua Scanu –. Oggi partiamo proprio dalle conclusioni dell’ultima. Avevamo chiesto che fossero finanziati i carotaggi e le bonifiche dei poligoni. Nello stesso tempo avevamo chiesto una riconversione di Quirra. In modo da poter utilizzare poco più della metà della superficie per realizzare interventi industriali legati al comparto aerospaziale e ai droni. Esistono già gli interessi di Finmeccanica e Vitrociset».
Ripartenza. Scanu vuole ripartire da queste premesse per portare a giugno un dossier definitivo. «E fare azione di pressing per una approvazione delle linee guida della commissione – continua –. Lo sbaglio che spesso viene fatto è portare i lavori della commissione fino alla fine della legislatura. Ma in questo modo si sterilizza il lavoro fatto. Noi vogliamo portare un reale cambiamento. Ecco perché da giugno consegneremo già un dossier in cui ci saranno le prime conclusioni della commissione».
L’aggiornamento. La Commissione, nella precedente legislatura con voto unanime aveva presentato una relazione che aveva avuto anche l’approvazione del ministro della Difesa dell’epoca, Giampaolo Di Paola. «Ma in questa legislatura è stato perso troppo tempo prima di riproporre la commissione, che ricordo si è insediata solo a dicembre – spiega il deputato – . Ora è necessario fare un lavoro di ricognizione e aggiornamento per capire cosa sia cambiato. Da subito le linee programmatiche sono state condivise. Il lavoro sulle indagini epidemiologiche e sui rischi ambientali è stato già fatto. L’intenzione è proprio presentare una relazione intermedia al parlamento che ci consenta di avere le basi per discutere. Poi il nostro compito sarà fare pressione e azione di moral suasion per portare il parlamento ad approvare la nostra relazione. Abbiamo tempo fino a tutto il 2017. Fino al termine della legislatura».
L’ultimo atto. Scanu spera che questa sia l’ultima commissione. «Significherebbe che le nostre richieste sono state accolte. E su questo dobbiamo lavorare. Il rapporto tra la Sardegna e le servitù militari deve essere riconsiderato. Su basi più equilibrate. Ma c’è un altro aspetto che deve restare fermo. Questo passaggio deve avvenire senza che venga perso un posto di lavoro. Al contrario la riconversione deve diventare occasione di rilancio per aree che per troppi anni hanno sopportato il peso delle servitù. In altre parole si deve puntare a voltare pagina, si deve puntare a un’economia differente. Anche se ribadisco che il lavoro della commissione non riguarda solo i poligoni. Al centro ci sono i danni che agenti patogeni potrebbero avere sulla salute dell’uomo. Ci sono 20 componenti di questa commissione parlamentare che spazia su tutto il territorio nazionale e si interessa anche degli scenari di guerra internazionali in cui sono presenti i nostri contingenti. Ora non ci resta che lavorare per completare le nostre indagini».
La posizione di Scanu è sostenuta anche dalla Regione che ha chiesto al governo di ridiscutere il peso delle servitù militari nell’isola.
Una trattativa che per ora non ha portato a una risposta definitiva da parte del governo. Per ora le basi restano attive nell’isola.
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