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Nel 2013 a Nuoro blitz da 5 milioni

Nel 2013 a Nuoro blitz da 5 milioni

Nel mirino la Coop vigilanza Sardegna, mai individuati i responsabili

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SASSARI. L’assalto al caveau di un istituto di vigilanza non è una novità in Sardegna. Il fatto più recente risale al 14 ottobre del 2013 quando un commando di una decina di banditi prese di mira la sede della Cooperativa Vigilanza Sardegna di Nuoro. Il bottino fu consistente: 5 milioni di euro.

Un piano studiato nei minimi dettagli, i rapinatori arrivarono a bordo di tre auto nel piazzale della Coop di vigilanza, in via Pasquale Dessanay, proprio di fronte al carcere di Badu ’e Carros. Armati di pistole e fucili riuscirono a cogliere di sorpresa i vigilantes: tre vennero immobilizzati, un quarto preso in ostaggio per la fuga e liberato solo più tardi sulla strada 389, la Statale che da Nuoro porta in Ogliastra.

Gli autori di quel colpo milionario non sono mai stati scoperti: gente pratica e bene informata, capace di muoversi come un gruppo militare e in grado di assumere notizie precise su orari, spostamenti e abitudini di chi abita nell’obiettivo da colpire.

Quasi un anno dopo, i questori di Nuoro e Cagliari avevano sospeso i vigilantes in servizio durante la rapina milionaria.

Roba seria, allora come ieri. E con qualche analogia interessante. Lo conferma il bottino milionario, la rapina riuscita come tre anni fa . Ma stavolta c’è di più: i componenti del commando erano organizzati per qualsiasi evenienza, e non hanno esitato a sparare decine di colpi contro la palazzina della Mondialpol Sardegna di Sassari e sui vetri antiproiettile delle finestre, anche di quelle più in alto. Volevano seminare il terrore per poi agire senza problemi.

Ieri sera hanno caricato i sacchi pieni di soldi su un altro mezzo e se ne sono andati. Missione compiuta.

A Caniga - a poca distanza dal centro commerciale Tanit - la rapina con una ruspa era già stata sperimentata un anno fa. I banditi aveva sfondato con il mezzo meccanico una delle vetrate blindate dell’azienda «Isola 62» , un deposito di slot-machine. Il colpo era fallito e i rapinatori erano stati costretti alla fuga.

In un altro assalto armato, nel mese di dicembre del 2011, tre uomini armati e mascherati avevano fatto irruzione nello stesso deposito. Avevano fatto sdraiare per terra tre operai che si trovavano nel laboratorio, mentre altri dipendenti erano riusciti a chiudersi in uno degli uffici con la porta blindata. Furono attimi di paura: «Aprite o li ammazziamo», questa la minaccia. Poi l’allarme, la paura di essere scoperti e la fuga. (g.b.)

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