La Nuova Sardegna

Finanziaria, atto di forza della maggioranza

di Umberto Aime

Ritirati tutti gli emendamenti: saranno i capigruppo a stabilire le priorità L’opposizione chiede un pacchetto di 100 milioni di euro per il lavoro

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CAGLIARI. Meglio evitare le prove muscolari sulla Finanziaria, quando non si hanno le forze giuste da una parte e dall’altra. Il continuo testa a testa fra Giunta e consiglieri di maggioranza su qualche milione in bilico cominciava a essere troppo rischioso per andare avanti all’infinito e addirittura farsi del male. Bisogna saper guardare oltre, come del resto insegna Renzi in campo nazionale: lui punta ai risultati, al contorno poco o nulla. Così, con un colpo a sorpresa – l’ennesimo – il centrosinistra al governo ha deciso di ritirare tutti gli emendamenti alla Finanziaria. Un’ottantina presentati dall’articolo 7 (trasporti) in poi, presentati molti giorni fa sulla bozza contabile licenziata dalla Giunta e da settimane sul tavolo della commissione Bilancio del Consiglio.

Sterilizzata. È come se la Finanziaria fosse stata congelata, ma non blindata. Nei prossimi dieci giorni saranno i capigruppo di maggioranza a indirizzarla verso le priorità. Che sono: il lavoro, la cultura e un bel po’ d’interventi sul sociale. Non ci sarà più spazio per gli emendamenti firmati dai singoli consiglieri, che dovranno mettere da parte i loro sogni di conquistare un parte del tesoretto manovrabile: 18 milioni e mezzo, mentre per accontentare tutti ci sarebbe voluto più del doppio.

Taglio netto. Lo stallo di questi ultimi giorni, con persino una seduta della commissione Bilancio saltata per evitare guai peggiori, ha fatto capire alla maggioranza di navigare ancora senza una rotta precisa. È stata la sequenza delle correzioni volanti sui 5 articoli ancora da approvare, con un possibile giro vorticoso di milioni virtuali o quasi, a mettere in allarme un po’ tutti. In altre parole, era sempre più forte il pericolo di un calvario che avrebbe solo rallentato i tempi di approvazione. Per questo, all’improvviso sono stati i capigruppo a riprendere il controllo del pallino fino a stringere un patto sulle poche correzioni ammesse da oggi in poi.

L’approccio. Poco prima della decisione serale, leggi sterilizzazione, in mattina c’era stato invece un confronto fra l’opposizione, il presidente della commissione, Franco Sabatini del Pd, e l’assessore Raffaele Paci. Era stato sollecitato dalla maggioranza per capire quali fossero le intenzioni di chi pare avesse già in mente di scatenare una bolgia. I partiti di minoranza si sono presentati compatti e hanno chiesto un pacchetto di 100 milioni per il lavoro. Tanti soldi – è stata la risposta – non ci sono ma «faremo qualcosa d’importante». All’opposizione non è bastata la promessa per sotterrare l’ascia di guerra, però non farà neanche ostruzionismo. «Abbiamo solo condiviso le priorità ma non pensiamo certo – ha detto Pietro Pittalis (Forza Italia) – di fare la stampella a qualcuno. Siamo pronti a ragionare su quelle parti della Finanziaria in cui sono accolte le nostre richieste. Non c’è e non ci saranno altre intese: continuiamo a essere molto critici e se non arriveranno le risposte giuste, faremo un’opposizione ancora più dura». Anche l’assessore Paci ha escluso accordi trasversali. «L’incontro con le opposizioni – ha detto – rientra nella normale dialettica istituzionale. Credo sia corretto un confronto con tutti i consiglieri, anche con quelli che esprimono sensibilità diverse dalle nostre». Ma più di un’indiscrezione fa sapere che su «alcuni punti» qualche intesa presto ci sarà.

Tempi veloci. Superato lo scoglio degli emendamenti, la Finanziaria dovrebbe correre veloce da oggi in poi. Anzi, secondo alcuni consiglieri potrebbe essere approvata oggi in commissione. Fra dieci giorni arrivare in aula per poi essere licenziata, come promesso, prima di Pasqua. Proprio in questi dieci giorni – sono quelli che il regolamento concede alla minoranza per preparare la relazione – i capigruppo di centrosinistra proveranno a gestire al meglio il tesoretto. Dovranno farlo per forza, o in aula potrebbe accadere di tutto.

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