Imprese, in calo il numero dei fallimenti
La Cna: nel 2015 chiuse 243 aziende contro le 294 dell’anno precedente. Ma l’edilizia vede nero, appello alla Regione
SASSARI. La crisi allenta la morsa. Gli imprenditori costretti ad abbassare la serranda sono infatti diminuiti. Sono 243 le imprese fallite nel 2015 in Sardegna, contro le 294 dell’anno precedente. Un meno 17 per cento che inietta nuova fiducia nelle vene del sistema economico isolano. Ma le buone notizie non riguardano il settore dell’edilizia, ancora troppo lontano dalla luce in fondo al tunnel. In questo caso si assiste addirittura a un peggioramento: nel 2015 sono fallite 58 aziende, contro le 45 del 2014. I dati emergono da una indagine della Cna Sardegna.
Meno fallimenti. La Sardegna, dopo le Marche, è la regione italiana che ha registrato la diminuzione più accentuata dei fallimenti: meno 17 per cento contro il meno 7,5 della media nazionale. Per l’isola si tratta di una piccola boccata d’ossigeno. Negli anni più bui della crisi economica la Sardegna aveva infatti collezionato una lunga serie di record negativi. «Il sistema delle imprese inizia a trarre beneficio del migliorato contesto economico – spiegano Pierpaolo Piras e Francesco Porcu, presidente e segretario della Cna Sardegna –. Il 2014, nonostante un ulteriore calo del Pil, si era chiuso con qualche timido segnale positivo. E nel 2015 si è proseguiti verso un graduale miglioramento. L’anno dovrebbe essersi concluso con una crescita dell’economia regionale intorno allo 0,5 per cento, contro il più 0,8 nazionale e il più 0,3 stimato per il Mezzogiorno». Fiducia anche per quanto riguarda il 2016. «Nei primi due mesi sono stati confermati gli stessi livelli dello scorso anno, cioè 51 fallimenti contro 45 – proseguono Piras e Porcu –. La speranza è che le prospettive moderatamente favorevoli e il ritrovato clima di fiducia possano contribuire a ridurre ulteriormente le procedure concorsuali».
Edilizia in crisi. La situazione continua però a essere estremamente complicata per le aziende edili. In questo settore è stato quasi eguagliato il picco negativo del 2011. «I segnali positivi provenienti dall’attività di riqualificazione e manutenzione non sono bastati» continuano Piras e Porcu, che poi lanciano un appello alla Regione. «Nonostante la crescita nel 2015 il mercato del rinnovo e del recupero edilizio si è mantenuto a un livello inferiore rispetto al 2009 – concludono –. La Regione deve fornire gli input necessari per intercettare la seppur timida ripresa. Investire nella riqualificazione del patrimonio edilizio resta una strategia fondamentale per rilanciare il settore. Confidiamo inoltre nel riordino della legislazione, a partire dalla legge urbanistica e dalla rivisitazione del Ppr. Ma occorre anche rimettere in moto la spesa relativa ai fondi europei, su cui stiamo registrando inspiegabili ritardi».
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