Floris ucciso a bastonate: in manette l’assassino
Padova, arrestato un 54enne siciliano amico del detenuto originario di Desulo Il fatto a novembre in una comunità gestita dai preti: il delitto per 300 euro
PADOVA. La verità arriva dopo quattro mesi. Santino Macaluso, 54 anni, siciliano, è l’assassino di Antonio Floris, il detenuto originario di Desulo di 61 anni ucciso il 6 novembre scorso nella Comunità dei Padri Mercedari a Chiesanuova, in provincia di Padova. La sua unica colpa? Avere scoperto che l’amico Santino gli rubava i soldi: 300 euro in tutto, denaro speso per acquistare la cocaina da sniffare con gli altri ospiti della comunità.
L’indagine. Antonio Floris, che scontava una condanna a 16 anni per due tentati omicidi, è stato ucciso con cinque bastonate in testa, inferte probabilmente con un tubo d’acciaio. È stato aggredito alle spalle, in un nebbioso venerdì sera d’autunno, mentre recuperava la sua bicicletta per lasciare l’Oasi dei Padri Mercedari e tornare nel carcere Due Palazzi. È stato trascinato per una quindicina di metri e sepolto sotto una catasta di legna. Per qualche giorno la polizia ha indagato sull’evasione di un detenuto in regime di semilibertà ma dopo qualche giorno è stato trovato il cadavere. Gli investigatori della Mobile hanno interrogato 45 persone: tutti i detenuti che ruotavano attorno alla struttura di recupero, compresi gli stessi preti. Subito è emersa la figura del siciliano, forse il migliore amico di Floris, l’unico ad avere le chiavi della sua stanza, il primo ad andarsene dopo la scoperta del delitto.
Smascherato. Agli investigatori aveva raccontato di aver lasciato la struttura di Chiesanuova nel tardo pomeriggio per tornare dalla fidanzata in provincia di Udine. Aveva detto di essere stato in stazione, salvo poi decidere di tornare indietro per aver perso il treno. Ma era tutto falso. L’alibi è crollato con l’analisi dei filmati delle novanta telecamere che puntano sulla stazione. Non solo. Aveva detto anche di essere salito sul bus. Ma anche in quel caso la visione dei filmati ha portato a galla le bugie. Ciò che l’ha incastrato, poi, è stato un cappello trovato sul luogo del delitto. Sotto i ceppi di legno, accanto al corpo martoriato di Floris, c’era un copricapo che è stato analizzato dai poliziotti della Scientifica. C’erano alcuni capelli. E il dna era quello di Santino Macaluso. Con un quadro accusatorio completo gli uomini della Squadra mobile ieri mattina sono andati a prendere il siciliano nell’abitazione della compagna, a Reana del Rojale, vicino Udine.
Il movente. Santino Macaluso aveva approfittato della fiducia di Antonio Floris per rubargli i soldi custoditi in camera. Cento euro a botta in tre diverse occasioni. Floris lo aveva scoperto ed era scoppiato un litigio davanti a molti ospiti della comunità. Da quel momento il rapporto tra i due si è deteriorato in modo decisivo ma soprattutto nella testa del siciliano era scattato nuovamente il desiderio di vendetta. Ma a cosa servivano quei soldi? C’è un’ipotesi investigativa e riguarda alcuni festini a base di cocaina che Macaluso stesso avrebbe organizzato insieme ad altri detenuti nell’Oasi dei Padri Mercedari. Tutto a spese di Floris.
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