«Finita l’angoscia, dolore per le vittime»
Le lacrime di Ema spiegano tutte le emozioni provate dalla famiglia di Gino Pollicardo: «Ho risposto al cellulare ed era lui, con la sua splendida voce, non riuscivo a crederci» racconta la moglie...
Le lacrime di Ema spiegano tutte le emozioni provate dalla famiglia di Gino Pollicardo: «Ho risposto al cellulare ed era lui, con la sua splendida voce, non riuscivo a crederci» racconta la moglie del tecnico ligure, che ha chiamato con un telefono prestato da un poliziotto libico. Il figlio Gino junior era uscito per fare la spesa: «Mi hanno fermato per strada dei conoscenti per dirmi di correre a casa». La sorella Jasmine, 18 anni, è stata avvertita a scuola. Ma in loro c’è anche «molta tristezza» per i colleghi di Pollicardo rimasti uccisi: «Siamo vicino alle loro famiglie».
Commozione e felicità, ma anche dolore per la morte dei due colleghi sono i sentimenti contrastanti che si vivono in casa di Filippo Calcagno, a Piazza Armerina. L’incubo è finito a mezzogiorno, quando è arrivata la telefonata dalla Libia: «Sto bene, non vi preoccupate sono al sicuro» ha detto Filippo. Le campane della cattedrale alle 13.30 hanno suonato a festa, com’è accaduto a Monterosso per Pollicardo. Casa Calcagno è stata presa d’assalto da familiari e amici che in questi mesi sono rimasti vicino alla moglie, Maria Concetta Arena, di 62 anni, e ai figli Cristina, di 31, e Gianluca, di 38. «L’ultima volta che lo abbiamo visto - racconta Gianluca - era stato per il mio matrimonio. Adesso potremo riabbracciarlo».
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