I 4 verso la libertà e poi gli spari
Gli 007 inviati da Roma cercano di ricostruire lo scenario: molti i punti oscuri
ROMA. I quattro italiani viaggiavano insieme, ma su due colonne di veicoli diverse, verso la libertà dopo otto mesi di prigionia in Libia. I rapitori, sotto pressione, avevano deciso di rilasciarli. Ma qualcosa è andato storto in una zona, quella di Sabratha, dove le milizie fedeli a Tripoli hanno lanciato un’offensiva contro i gruppi jihadisti e dell’Is. C’è uno scontro a fuoco, forse un tentativo di “furto” degli ostaggi. Due vengono uccisi mercoledì, gli altri due sono stati liberati ieri, non è ancora chiaro se con un blitz oppure siano stati semplicemente abbandonati dai sequestratori in fuga. Questo lo scenario, con ancora diversi punti oscuri, secondo fonti di intelligence.
Il team con uomini del Ros e dell’Aise ha raggiunto Gino Pollicardo e Filippo Calcagno. Ma il ritorno a casa non sarà immediato. Le autorità locali intendono interrogare gli italiani e avere una sorta di “riconoscimento” come interlocutori istituzionali. Il sottosegretario Marco Minniti, giovedì in audizione al Copasir, era stato chiaro: l’area di Sabrata, teatro di scontri sanguinosi tra gruppi jihadisti, milizie e Is, è nel caos. Difficile distinguere i “buon” dai “cattivi” e tutte le ricostruzioni che arrivano da lì su quanto accaduto in questi giorni vanno presi con le pinze, comprese quelle del “Sabratha Media Center” e del Consiglio militare di Sabratha. Certezze sui fatti si avranno solo parlando direttamente con Pollicardo e Calcagno. Ma prima bisogna riportarli a casa. Il dialogo degli 007 italiani è ben avviato con le forze di polizia della città - vicine al governo di Tripoli - che hanno in consegna i due. Ma in questi casi non è immediata la consegna degli ex ostaggi. Bisogna considerare il contesto del Paese. Il Governo islamico di Tripoli è a caccia di un riconoscimento politico da parte di una comunità internazionale che sembra invece privilegiare il dialogo con Tobruk. Le autorità di Sabratha vogliono essere trattate come interlocutori di pari grado dagli italiani, svolgere le normali pratiche amministrative e gli interrogatori di rito.
L’umore non è dei migliori tra gli uomini dell’intelligence. Il caso sembrava vicino a una soluzione positiva, invece si sono perse due vite. E le responsabilità sono tutte da capire, comprese quelle delle milizie del Consiglio militare di Sabratha. L’altro ieri le milizie cittadine hanno ucciso la “mente” del gruppo dei sequestratori e i suoi stretti collaboratori. Se Failla e Piano siano caduti sotto il fuoco “amico” dei miliziani che li avevano scambiati per uomini dell’Is oppure siano stati giustiziati da altri non è chiaro. Pollicardo e Calcagno, invece, pare fossero in mano alle “seconde file” dei sequestratori, gente che forse è stata presa dal panico perché gli ostaggi “scottavano” e li ha abbandonati. Gli 007 italiani puntano a riportare in Patria anche i cadaveri di Failla e Piano per le autopsie.
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