La Nuova Sardegna

I dubbi sull’esecuzione

di Alessandra Sallemi

Il legale: dalle autopsie sapremo cosa è accaduto. Il paese: «Dateci risposte»

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CAPOTERRA. Il sindaco di Capoterra Francesco Dessì racconta ancora una volta di aver parlato con Stefano Piano sabato scorso e di aver intuito che un cauto ottimismo albergava nel cuore del giovane uomo, dal 20 luglio scorso in attesa del ritorno del padre Fausto rapito da chissà chi in Libia: lì il tecnico era di casa dal 1990 per la sua grande esperienza nelle macchine per il movimento terre. La notizia della liberazione di Filippo Calcagno e Gino Pollicardo, gli altri due dipendenti della ditta Bonatti rapiti il 20 luglio assieme a Fausto Piano e a Salvatore Failla, è arrivata come un fulmine in una comunità sconvolta ed è stata la dimostrazione di quale terribile lotteria abbia governato la sorte dei quattro tecnici rapiti a luglio.

Tanti dubbi. La famiglia Piano è chiusa in un roccioso silenzio nella casa di via Carbonia 12, non c’è ancora un avvocato che la rappresenti nelle gravi incombenze di questi giorni. Ha nominato un avvocato, invece, la moglie di Salvatore Failla, 47 anni, il saldatore di Carlentini in provincia di Siracusa ucciso assieme a Fausto Piano. Francesco Caroleo Grimaldi del foro di Roma annuncia la decisione di nominare un consulente tecnico per l’autopsia sui corpi di Salvatore Failla e di Fausto Piano, già disposta dal pm Sergio Colajocco che ha aperto l’inchiesta all’indomani del rapimento il 20 luglio scorso. L’autopsia sarà fatta al policlinico Gemelli, è possibile che i corpi dei due tecnici uccisi viaggeranno su un aereo di Stato assieme ai due uomini liberati ieri mattina. «L’autopsia è molto attesa – spiega l’avvocato – perché darà risposte alle domande di questi giorni. Ci dirà chi li ha uccisi, perché questo è possibile stabilirlo dai proiettili. Ci dirà secondo quali modalità sono stati uccisi e quindi è possibile che chiariscano anche ciò che oggi appare incomprensibile e sospetto: perché due uomini sono morti un giorno e il giorno dopo altri due sono stati liberati. Forse si potrà comprendere cosa è stato fatto ieri e cosa, invece, non si è fatto pochi giorni prima. Nei mesi scorsi la signora Failla ha parlato con l’unità di crisi e io ho parlato col pm, tutti si esprimevano in modo laconico, ma per dire che bisognava avere pazienza perché le trattative andavano avanti. La concomitanza di due uccisioni e di due liberazioni lascia perplessi, è oggettivo che il dato sia strano. Aspettiamo il ritorno dei due tecnici liberati anche perché potranno parlare ora che non ci sono più pericoli. Noi avevamo qualche speranza, temiamo che il bombardamento americano del 19 febbraio scorso abbia cambiato gli scenari».

Il paese sotto choc. La famiglia di Fausto Piano non ha voluto ricevere il sindaco Francesco Dessì e neppure il presidente della giunta regionale Francesco Pigliaru. Il paese è scosso. Così Pino Cogoni, vicino di casa dei Piano: «Pensavamo che fosse solo questione di tempo, in paese non si sapeva nulla di preciso, siamo contenti che gli altri due siano stati liberati, ma fa pesare ancora di più quello che è successo a Fausto Piano». Franco Piano è un cugino, faceva l’infermiere al San Giovanni di Dio a Cagliari: «Non ho avuto contatti diretti con la famiglia, non parlavano, forse avevano ricevuto indicazioni di stare zitti. Non so se siano stati abbandonati dallo Stato, spero di no. Io e Fausto siamo cresciuti insieme». Una zia di Fausto, Eva Mameli: «L’ho visto nascere... ma ha visto che gli altri li hanno liberati? Ma com’è possibile quelli sì e gli altri no? Il 20 luglio siamo accorsi a casa loro, si sentivano le urla dalla strada... oggi sono andata ma non ci hanno ricevuto. Bisogna rispettarli». «Negli anni 80 lavoravo con Fausto – ricorda Gildo Atzei, oggi vigile urbano – era espertissimo di escavatori, in Libia andava spesso, non nascondeva di avere anche paura, ma voleva portare lo stipendio a casa. Io ci sono andato ieri dalla famiglia. La moglie non l’ho potuta vedere, era chiusa in camera a piangere. Per lungo tempo abbiamo avuto speranza, poi è arrivata la terribile notizia e oggi ci dicono che gli altri due sono stati liberati. Tutti vorremmo sapere cosa è successo davvero».

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