Il Pd in crisi, oggi la direzione Soru e le correnti alla sfida finale
Il segretario rinuncia a una soluzione monocolore e aspetta le mosse degli avversari I riformisti di Cabras e Fadda puntano al congresso straordinario. Renziani ed ex Ds alla finestra
CAGLIARI. Alla segreteria monocolore Renato Soru ci ha pensato eccome. Ma oggi, nella direzione di Oristano, non giocherà d’azzardo: pare abbia deciso solo di guardare cosa faranno quelli che l’hanno sfiduciato, i popolari-riformisti di Cabras e Fadda, oppure gli altri, renziani ed ex Diesse, ancora pensierosi se dargli o meno una mano. La seconda puntata del noir «C’è un Pd in crisi» sta per andare in scena a tre settimane dalla prima e senza che ci sia, almeno all’apparenza, neanche uno straccio di sceneggiatura. Il terrore dell’ennesimo tutti contro tutti galleggia da giorni nell’aria, contrapposto a un’altra paura: il nulla di fatto. Forse fra le due tracce quella che nessuno vorrebbe, neanche i più assetati di sangue, è proprio la seconda. Il Partito Democratico è da troppo tempo prigioniero della guerra tra le correnti e altri rinvii non se li può permettere, Con il rischio sempre più reale di perdere autorevolezza nelle varie partite aperte dalle elezioni amministrative alla Finanziaria regionale, da un possibile rimpasto in Giunta al referendum costituzionale sul Senato, in autunno. «Così non possiamo andare certo avanti», ha sbottato più di un iscritto nelle riunioni serrate del venerdì che hanno preceduto la mattinata di oggi. Altri di rimando hanno detto: «Una decisione finale dobbiamo prenderla, o qui finisce male». Cioè Roma, cioè Renzi potrebbe commissariare il Pd sardo.
Il segretario. In questi giorni, Renato Soru non è rimasto proprio in silenzio. Ha parlato una settimana fa per dire – a sorpresa secondo gli avversari – di «non essersi autosospeso e anzi aver lavorato intensamente per l’unità del partito». Però pare che l’idea della prova di forza, una segreteria monocolore formata solo dai fedelissimi, gli sia venuta in mente diverse volte. Oggi sarebbe dovuta essere questa la sua prima mossa, il lancio del guanto di sfida, poi quando ha avuto la conferma che nello statuto c’è scritto: «La segreteria non va solo comunicata ma va votata dalla direzione», ci avrebbe ripensato. Perché? Due i motivi: l’incertezza di non avere i numeri per tenere botta fino in fondo e subito dopo il ricordo di quanto da lui stesso detto poco tempo fa: «Non m’interessa essere il segretario solo di una parte del partito». Ecco perché oggi Soru giocherà di sponda, quindi niente di dimissioni, e se gli altri avessero deciso di mandarlo via, dovranno per forza dirglielo in faccia.
Il portavoce. È Giacomo Spissu, per la corrente dei popolari-riformisti. In queste settimane di guerra fredda anche lui ha parlato poco. L’unica uscita ufficiale è stata quella con cui ha contestato – secondo la sua versione – «l’indietro tutta di Soru sull’autosospensione». Con un ricco comunicato, Spissu ha ribadito: «Il segretario dovrebbe prendere solo atto che non esiste più la maggioranza (Soru-Cabras-Fadda) con cui è stato eletto alla fine del 2014». A questo punto è possibile che, oggi in direzione, sia proprio il portavoce fra i primi a prendere la parola per dare gli otto giorni o poco più allo stesso Soru. Fino a un possibile congresso straordinario prima dell’estate o entro l’autunno. Difficile invece che la proposta possa essere una segreteria di transizione in attesa degli eventi. Una certezza comunque c’è: nello stagno i riformisti non vogliono più starci.
Il deputato. È Siro Marrocu. Fra i più attivi, insieme a Gavino Manca e Ignazio Angioni, della corrente mista renziani-ex Diesse, è stato l’unico a ufficializzare quale sarà la strategia di oggi. «Per noi non è cambiato nulla dopo quasi un mese. Siamo la minoranza e non un pronto soccorso. Lo ripetiamo: mon siamo disposti a fare da stampella nè a Soru e neanche ad altri». Per loro c’era e c’è ancora solo una via d’uscita: «L’ingresso di tutte le componenti nella segreteria».Altrimenti? «Vedremo, ma senza sprecare altro tempo».
Non ci sarà dunque una terza puntata. Oggi è il giorno dell’ultimo e decisivo lancio di dadi. Ci saranno certo alcuni vincitori, ma anche molti vinti.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google