Veti incrociati, un partito finito in stallo
Soru: dobbiamo combattere la correntocrazia. Lai: prenda atto che non ha più una maggioranza
SASSARI. Un partito in stallo. In cui nessuno sembra avere abbastanza muscoli per piegare l’avversario. Il segretario Renato Soru non ha più una maggioranza, ma non si dimetterà. Vuole essere sfiduciato, vuole essere abbattuto dai suoi avversari. Gli ex sostenitori, su tutti l’area Fadda-Cabras, vogliono che si dimetta, per non farne un martire.
Uno stallo assoluto che per ora lascia immobile il partito. Ma sotto questa patina apparente c’è la tempesta. Soru nel comunicato ufficiale usa parole che graffiano come cocci di vetro. «Abbiamo combattuto la partitocrazia, non possiamo accettare la sua degenerazione, cioè la correntocrazia. Lo dobbiamo ai sardi». Poi affonda ancora. «Io credo che per sapere se il segretario ha una maggioranza dovremmo interrogare i sardi. Perché la maggioranza non la dà né la direzione, né l’assemblea, l’hanno data i cittadini sardi con le primarie. Questa è l’idea su cui è nato il Pd, sottrarre le decisioni più importanti dal controllo di pochi restituendole agli elettori. Io rispondo di questa responsabilità davanti a chi ci ha scelto».
Sassate contro l’area che ha tolto la fiducia all’ex governatore. La risposta lapidaria arriva dall’ex segretario Pd, il senatore Silvio Lai. «Viviamo una situazione paradossale – dice –perché il partito è in ostaggio di un segretario che non intende prendere atto che non ha più una maggioranza nel partito».
Ma in questo feroce faccia a faccia l’unica certezza è che nulla accadrà per ora. L’equilibrio è mantenuto dal fatto che a nessuno dei due conviene il crollo. Non a Soru che potrebbe lasciare solo se sfiduciato dall’assemblea. Non ai suoi ex alleati, che non vogliono passare per i regicidi, ma preferiscono mantenere l’ex governatore seduto su una sedia senza più gambe. In un equilibrio instabile.
E non tutti sono convintissimi che l’addio forzato di Soru sia un bene. Sono pronti alla sfiducia l’area Fadda-Cabras, gli ex ds e gli ex popolari di Nuoro. Meno certe sembrano le aree di Macciotta e Parisi. Sfumature di posizione che rendono ancora più complicato il risiko dei democratici.
Sullo sfondo restano i motivi del dissidio all’interno del partito. Nomine e poltrone. Ruoli e pesi all’interno della giunta. Ma anche in posti chiave come nella Sfirs e all’Autorità portuale. Più che i dissidi sui principi la battaglia si gioca sui pesi. Sui pesi dei gruppi nelle poltrone.
E forse anche per questo motivo nessuno vuole che arrivi il commissario da Roma, scelta quasi scontata in attesa che la complicata macchina del Partito democratico si rimetta in moto per eleggere un nuovo segretario.
Per ora si preferisce rimanere in questa sorta di guerra ad alta intensità e ad altra profondità.
Proprio per questo Soru resterà in carica, anche se il suo appello a una nuova unità del partito per ricostituire una segreteria forte e legittimata cadrà con molta probabilità nel vuoto. (l.roj)
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