La Nuova Sardegna

Un giro di furti e droga dietro l’assassinio di Tonino Floris

di Giovanni Melis
Un giro di furti e droga dietro l’assassinio di Tonino Floris

Il desulese ucciso a Padova avrebbe scoperto traffici “strani” e voleva difendere la comunità. Nella stanza di Santino Macaluso sono state trovate tracce di cocaina

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DESULO. Tonino Floris sarebbe stato ucciso per aver difeso la sua comunità dal malaffare. È quanto emerge dalle indagini sulla tragica fine dell'ex latitante di Desulo, assassinato nella comunità l'Oasi di Chiesanuova. Le attività svolte dalla squadra mobile di Padova e dal pubblico ministero Daniela Randolo puntano dritte a chiarire ulteriori dettagli. Per prima cosa c’è un movente che inchioda l’assassino Santino Macaluso, 54 anni già condannato per duplice omicidio. Gli investigatori ritengono che Floris si sia accorto di qualche traffico strano all'interno dell'oasi. Che avrebbe cercato di impedire.

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Il detenuto desulese trascorreva i suoi giorni lavorando nella struttura dei padri mercedari, tornando la sera in carcere.

Aveva un orto, un angolo di accoglienza, con piccoli arredi e accessori. Era il suo angolo di pace. Ma all'Oasi qualcosa andava storto e Floris lo aveva capito. A iniziare dalle sparizioni di denaro da lui subite. Piccole somme. Ma solo chi lo conosceva bene sapeva dove teneva i suoi soldi. Il ladro sarebbe stato proprio Santino Macaluso. Ma i piccoli furti, che Macaluso avrebbe cercato di scaricare su uno dei religiosi della struttura, non sono sembrati agli inquirenti, ragioni sufficienti per un omicidio. E hanno voluto approfondire le indagini, seguendo una nuova strada.

Il punto di partenza è il rinvenimento nella stanza di Macaluso di tracce di cocaina. Sembrerebbe che il bisogno di denaro del siciliano fosse legato al consumo della sostanza stupefacente.

Secondo gli investigatori Floris si sarebbe accorto di questa situazione e avrebbe cercato di opporsi.

Per lui la sua Comunità era tutto: era il viatico per la serenità, per dimostrare alla giustizia di aver iniziato un cammino virtuoso che gli aveva fatto guadagnare la fiducia delle istituzioni.

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Rispettando le regole, Tonino Floris aveva ottenuto stima e rispetto della direzione del carcere e dell'area educativa. Floris non avrebbe mai permesso a nessuno altro di inquinare il suo piccolo paradiso. Una difesa che gli sarebbe costata la vita, rendendolo vittima di un omicidio brutale.

L’aggressore non poteva affrontare Floris guardandolo in faccia: era un uomo deciso e autorevole e sopraffarlo era difficilissimo. Faccia a faccia, l'assassino non avrebbe mai avuto la meglio. Lo ha quindi colpito alle spalle, protetto dal buio. E forse da qualche silenzio. Forse l'assassino non ha agito da solo: colpire Floris, trasportare il suo corpo, nasconderlo maldestramente sotto la legna e cercare di ripulire la scena del delitto richiedono tempo e fatica.

Troppe attività per un uomo solo e in quel frangente temporale. E soprattutto senza che nessuno abbia visto o sentito nulla.

Nei prossimi giorni ci potrebbero essere nuovi sviluppi, che aggiungerebbero dettagli a uno scenario già inquietante.

A casa Floris, i familiari sono in attesa. Zia Peppina, la madre dell'ucciso, le sorelle e il fratello rimangono in silenzio e aspettano con fiducia il responso degli investigatori che si erano presi lo scrupolo di andare a Desulo per scandagliare con attenzione ogni elemento. E se ne sono andati promettendo di fare giustizia per Tonino. Dai parenti l'unica parola è stata un sentito "grazie" alla squadra mobile di Padova per aver lavorato con scrupolo ed impegno.

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