«Maltrattava la moglie 80enne» Chiusa l’inchiesta sul violinista
CAGLIARI. Maltrattamenti, lesioni personali aggravate, estorsione e falso nei confronti della moglie Franca Porcu - scomparsa lo scorso 18 febbraio - sono le accuse di cui deve rispondere il...
CAGLIARI. Maltrattamenti, lesioni personali aggravate, estorsione e falso nei confronti della moglie Franca Porcu - scomparsa lo scorso 18 febbraio - sono le accuse di cui deve rispondere il musicista Valentin Furtuna (59 anni) di origine rumena, secondo violino del teatro lirico di Cagliari, cui il pm Emanuele Secci ha fatto notificare in queste ore l’avviso di chiusa inchiesta. Con lui è sotto accusa l’attuale compagna Marina Pilloni, che al momento è indagata per gli stesi reati. Mentre l’avvocato cagliaritano Alessandro Dedoni è coinvolto nell’inchiesta chiusa dalla Procura con la sola accusa di concorso in estorsione. Secondo la Procura il legale avrebbe costretto insieme a Furtuna e alla Pilloni l’anziana moglie del violinista a firmare un testamento in cui il musicista sarebbe risultato erede universale, tenendo per sè anche la fetta di eredità che la donna aveva intenzione di lasciare ad altre persone. Dedoni era il difensore di Furtuna nell’inchiesta appena arrivata alla conclusione: ha dovuto rinunciare quando il pm Secci gli ha fatto notificare l’atto nel quale, informandolo dell’imputazione a suo carico, lo si invitava a rimettere l’incarico di difensore in quanto incompatibile in base all’articolo 5 del codice forense e alle norme del codice di procedura penale. Stando alla ricostruzione accusatoria, sempre respinta con fermezza da Furtuna e da Dedoni, nell’appartamento di Franca Porcu la situazione era diventata insostenibile: lui aveva portato a casa l’amante, che viveva con loro. E quando la moglie ottantenne provava a ribellarsi – è sempre l’accusa – e a chiedere la separazione il risultato era di finire segregata: chiusa in casa, vietato l’uso del telefono, soprattutto una cura tremenda a base di psicofarmaci di cui la donna non aveva alcun bisogno. I familiari, gli amici, i conoscenti: nessuno la vede più, le cure della donna sono affidate a una badante che diventa la sua salvezza: è lei infatti che denuncia quanto avviene in quella casa – siamo ai primi mesi del 2013 - e si trasforma in un testimone d’accusa fondamentale quando un giorno la donna accusa una crisi respiratoria e un’ambulanza del 118 la trasporta al Santissima Trinità. La voce gira, Franca viene raggiunta da parenti e amici, può sfogarsi, raccontare. I familiari si rivolgono al giudice civile, che dispone l’allontanamento da casa del marito e della sua nuova fiamma. Poi, valutato lo stato di salute della donna, il magistrato nomina un amministratore di sostegno. Davanti a un altro giudice parte la causa di separazione legale, cui lui ribatte chiedendo gli alimenti, l’avvocato lo sostiene. La giustizia civile fa il suo corso, ma familiari e amici vogliono tagliare corto: la sorella va in Procura, gli altri parlano con la polizia giudiziaria e raccontano degli psicofarmaci, delle presunte iniziative di Furtuna - che sono al centro dell’indagine - per appropriarsi di quanto la moglie possiede, compreso un testamento firmato forse in stato di incoscienza. Ora l’atto conclusivo dell’inchiesta e il diritto degli indagati di difendersi con interrogatori e atti entro venti giorni.
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