Meridiana, intesa in salita I sindacati: troppi esuberi
ROMA. Da soli non ce la fanno. Non vogliono, non possono, non riescono. Meridiana e sindacati non trovano neppure il modo per cominciare a discutere delle nozze della compagnia di Olbia con Qatar...
ROMA. Da soli non ce la fanno. Non vogliono, non possono, non riescono. Meridiana e sindacati non trovano neppure il modo per cominciare a discutere delle nozze della compagnia di Olbia con Qatar Airways. Ieri a Roma, nel primo incontro senza il Governo, il dialogo è pari a zero. I sindacati chiedono la lista unica per i licenziamenti (901 su 1800 lavoratori) in modo da spalmarli anche sulla compagnia controllata, Air Italy (500 dipendenti). Risposta: no. I sindacati chiedono l'applicazione del contratto nazionale. Risposta: no. Meridiana propone ai sindacati un “suo” contratto unico con Air Italy. Risposta dei sindacati: no.
Difficile, impossibile ipotizzare così un'intesa sulla riduzione dei licenziamenti e sul sì all'ingresso al Qatar da pronunciare entro il 23 marzo.
E allora? Meridiana scrive una nota, e annuncia la volontà di ridurre gli esuberi. Il suo ad, Richard Creagh, scrive una lettera ai lavoratori in cui dice le stesse cose. I sindacati chiedono che i vertici continuino alla presenza del Governo, unica garanzia. E il Governo risponde.
Di sera, preoccupata per il rischio che Meridiana, la Sardegna, l'Italia possano perdere un investitore come il Qatar, il ministro Federica Guidi vede i sindacati nazionali. Che cosa abbia detto loro non si sa. Certo è che lavorerà ancora, come ha già fatto da un anno con impegno, per dare un futuro a Meridiana. Come? Già nei prossimi giorni ci sarà un incontro a tre. Lì saranno affrontati (e sciolti) tutti i nodi. Eccoli.
I sindacati - con varie sfumature - chiedono la lista unica. Meridiana dice che non è giuridicamente fattibile perché Air Italy non è in crisi. Il Governo sarà chiamato a rispondere. Stando alle dichiarazioni, per esempio quelle del viceministro Teresa Bellanova, la risposta potrebbe essere favorevole all'azienda. I sindacati, in particolare Cgil, Cisl, Uil e Ugl, chiedono anche un'altra cosa: che il nuovo contratto, di Meridiana e Air Italy, sia quello nazionale. Meridiana, anche ieri, ha detto di non volerlo. In questo caso, il Governo sarebbe invece orientato a dare ragione ai sindacati. Sarebbe così lo stesso contratto di Alitalia che, guidata dalla compagnia aerea Etihad, ovviamente potrebbe giocare alla pari con la nuova concorrente Meridiana-Qatar.
Un compromesso, dunque? Poniamo che questo scenario sia possibile: e non è scontato che lo sia. Azienda e sindacati potrebbero passare alla discussione sui licenziamenti. I sindacati chiedono l'abbattimento degli esuberi annunciati: 591 assistenti di volo, 144 piloti, 112 amministrativi, 54 tecnici. Ecco le dichiarazioni prima del vertice serale con la Guidi. «Dobbiamo avere il piano industriale di Qatar Airways, utile a ridurre gli esuberi» dice Nino Cortorillo (Filt-Cgil nazionale). «Poi equità dei sacrifici dentro il gruppo Meridiana-Air Italy» aggiunge Franco Monaco (Filt-Cgil gallurese). «Serve l'intervento del Governo, nessuno dei dipendenti deve essere lasciato senza prospettiva, gli esuberi vanno ridotti con gli ammortizzatori sociali e la ricollocazione in Air Italy» spiega Ivan Viglietti (Uilt). «Meridiana deve presentare il piano industriale insieme al Qatar. Solo così possiamo capire come ridurre gli esuberi, che non possono essere solo nella compagnia di Olbia» attacca Nicola Contini (Ugl).
Meridiana, sempre nel pomeriggio, si esprime con un comunicato pubblico e una lettera privata dell’ad Creagh. Stesso concetto. Si possono ridurre gli esuberi con «il ricorso al part-time, la revisione del contratto, il passaggio di dipendenti Meridiana in cassa integrazione ad Air Italy, con le uscite volontarie» e, grazie a Qatar Airway, con l'ingresso in flotta di 4 aerei cargo, l'«aumento delle ore volate, + 15% nei prossimi 3 anni, e le assunzioni che farà Qatar Airways». Posizioni ancora lontane tra azienda e sindacati, quasi incompatibili. Solo il Governo, ora, può farle avvicinare. E poi a decidere potrebbero essere i lavoratori. Sì o no all’intesa?
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