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Referendum anti trivelle: «Un sì per l’ambiente»

Referendum anti trivelle: «Un sì per l’ambiente»

Presentata alla Camera la campagna promossa da nove Regioni Gianfranco Ganau: «Sono in gioco diritti non negoziabili come la salute»

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ROMA. Al voto per scrivere la parola fine alle trivellazioni, una croce sul si per dire no alla possibilità di nuove ricerche alla scadenza di quelle autorizzate. A poco più di un mese dalla data stabilita, il 17 aprile, la campagna per il referendum è partita: ieri a Roma, alla Camera dei Deputati, il comitato delle regioni ha spiegato perché è importante andare alle urne. In sala in rappresentanti delle 9 regioni che da mesi portano avanti la battaglia: Basilicata, Marche, Puglia, Veneto, Calabria, Liguria, Campania, Molise e Sardegna. A rappresentare l’isola c’era il presidente del consiglio regionale Gianfranco Ganau che, al tavolo dei relatori insieme al coordinatore Piero Lacorazza (presidente della Basilicata) ha fatto l’intervento di chiusura. Sottolineando in particolare un aspetto: «Il governo ha commesso un errore non facendo coincidere la data con l’election day, i cittadini devono avere accesso a tutte le informazioni». Perché, ha aggiunto Ganau, «con questo referendum sono in gioco diritti non negoziabili come quello alla salute e alla difesa dell’ambiente».

Perché votare sì. A spiegare l’importanza di andare a votare barrando la casella del sì è stato Piero Lacorazza, presidente del comitato “No Triv”: «Il 17 aprile è importante votare sì al referendum per dire un secco no alle trivelle entro le 12 miglia. Il referendum ha un valore politico per mettere gli italiani in condizione di scegliere, dopo la Conferenza di Parigi, quale politica energetica adottare». Secondo Lacorazza «il referendum non metterà a rischio nessun posto di lavoro. Anche per questa ragione - ha aggiunto - faccio un appello ai parlamentari per chiedere di promuovere il referendum e mandare i cittadini alle urne».

Le 12 miglia. È il punto cruciale. Il governo ha già bloccato, con un emendamento alla legge di Stabilità, la possibilità che possano essere autorizzate nuove ricerche in mare entro le 12 miglia dalla costa. Ma secondo i promotori del referendum non ha chiarito un aspetto importante: l’impossibilità di dare proroghe alle autorizzazioni esistenti sino all’esaurimento dei giacimenti. Proprio su questo punto insistono i rappresentanti delle regioni: «Con il sì nella scheda lee attività petrolifere andranno progressivamente a cessare, secondo la scadenza naturale fissata al momento del rilascio delle concessioni. Che non sarà più possibile rinnovare». (si. sa.)

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