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I punti controversi all’esame della Consulta

I punti controversi all’esame della Consulta

Piano delle aree e tempi, le Regioni hanno sollevato il conflitto di attribuzione. Oggi il verdetto

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SASSARI. C’è anche una terza opzione che non si può scartare a priori. Se oggi arriverà il pronunciamento della Consulta e sarà favorevole alle Regioni, il referendum fissato per il 17 aprile potrebbe slittare. Troppo poco il tempo a disposizione per la campagna referendaria, soprattutto se i quesiti saliranno da uno a tre. La Sardegna è una delle regioni che ha sollevato il conflitto di attribuzione davanti alla Consulta dopo che il governo Renzi ha deciso di intervenire attraverso la legge di stabilità sulla questione trivelle. Secondo le 6 regioni (oltre all’isola ci sono la Basilicata, il Veneto, la Liguria, la Puglia e la Campania, su due aspetti il governo non ha fatto sufficiente chiarezza, eludendo la questione del piano delle aree e le proroghe dei titoli concessori. Per questo, dopo che la Consulta ha dichiarato i due quesiti decaduti, le regioni hanno presentato un ricorso chiedendo che siano riammessi. I due argomenti sono infatti giudicati cruciali, soprattutto per quanto riguarda l’autonomia decisionale dei territori.

Il piano delle aree. A introdurlo era stato il decreto Sblocca Italia. Il provvedimento invitava il governo e le regioni a dialogare nelle individuazione delle aree in cui eventualmente avviare progetti di ricerca e trivellazione. Per le regioni questo è un punto molto importante, per questo uno dei quesiti referendari stabiliva l’impossibilità di rilasciare permessi sino all’avvenuta elaborazione del piano. La legge di stabilità ha abrogato il piano, per questo la Consulta ha annullato il quesito che lo riguardava. Dunque sull’argomento concertazione al momento regna incertezza.

Proroghe e concessioni. È il terzo quesito ancora in stand -by. Anche in questo caso era stato lo Sblocca Italia a introdurre il “titolo concessorio unico”, che annullava le vecchie forme di permessi e concessioni. Stop alla separazione tra permesso di ricerca e permesso di estrazione che poteva essere soggetto a proroghe. Il quesito chiedeva di stabilire una durata limitata del titolo concessorio unico, senza possibilità di deroghe. La legge di stabilità ha introdotto il titolo unico ma ripristinato anche le vecchie forme di permessi, offrendo alla società una possibilità di scelta. Scenario ambiguo, secondo il comitato referendario, che per questo ha sollevato un conflitto di attribuzione sostenendo che sull’argomento a decidere devono essere gli elettori e non il Parlamento.

Il referendum nell’isola. In Sardegna, a differenza di quanto accade a livello nazionale, non è stato costituito un comitato per il No. Sinora all’iniziativa hanno aderito solo sostenitori del “sì” per fermare le trivelle. Del Comitato No triv fanno parte associazioni ambientaliste come Greenpeace e Legambiente. Il 23 settembre scorso il consiglio regionale aveva votato compatto a favore del referendum: maggioranza e opposizione dalla stessa parte, unica defezione quella di Gavino Manca, consigliere Pd, renziano di ferro. Con il voto della Sardegna era ufficialmente partita la battaglia referendaria delle regioni, che da cinque (numero minimo necessario per autorizzare il referendum) erano diventate dieci. Questa mattina sarà il presidente del consiglio regionale Gianfranco Ganau a dare il via ufficiale alla campagna referendaria nell’isola. (si. sa.)

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