La Nuova Sardegna

Asl: è allarme acqua inquinata

L’azienda sanitaria: colibatteri nell’impianto che serve gli uffici del Lavoro. I sindacati: «Chiudiamo»

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CAGLIARI. È arrivata la conferma delle analisi: l’acqua dell’impianto che serve l’edificio di via San Simone dove è stato trasferito l’assessorato regionale al lavoro e forse il centro commerciale Auchan, è gravemente inquinata da colibatteri fecali e da un’alta concentrazione di escherichia coli ed enterococchi. A certificare la situazione di allarme sono i tecnici dell’ufficio igiene dell’Asl 8: una relazione è stata trasmessa alla direzione generale dell’assessorato che già la scorsa settimana aveva vietato l’uso dell’acqua in tutti gli uffici. Un altro rapporto è stato indirizzato al sindaco. Nel giro di pochi giorni la situazione è precipitata: per precauzione si è fermata anche l’agenzia che si occupa delle pulizie e i sindacati chiedono con una raffica di comunicati trasmessi anche alla presidenza della Regione l’intervento dei carabinieri del Nas e la chiusura della sede, proprietà dell’Immobiliare Europea, la cui scelta è stata duramente contestata dal personale dell’assessorato per ragioni legate all’agibilità degli uffici e al costo del canone d’affitto. Con il Nas che non ha competenze sull’igiene dell’acqua e che non può sovrapporsi alle autorità sanitarie già impegnate nell’esame della situazione, la Regione si è mossa solo con il divieto imposto dalla direzione generale del Lavoro, ma i sindacati premono perché la situazione venga affrontata con misure drastiche e già annunciano che non saranno accettate soluzioni tampone, come le ferie forzate dei dipendenti, i soli certamente esclusi da qualsiasi responsabilità. Nel confronto sindacati-Regione l’ultima parola sarà quella del sindaco Massimo Zedda, che di fronte a rischi reali per la salute pubblica potrebbe intervenire con provvedimenti drastici.

«L’agibilità doveva essere verificata prima dell’ingresso dei lavoratori» scrive il segretario generale della Cisl-Fp, Davide Paderi . La realtà di questi giorni dimostra - a giudizio delle organizzazioni - che al contrario c’è stata leggerezza: «L’inagibilità è oggettiva – scrive ancora Paderi – in quanto da giorni non si può usare l’acqua neppure per gli usi igienici minimi e neppure per fare le pulizie. Molti lavoratori – denuncia la Cisl-Fp – sono stati male e i bagni sono da giorni sporchi e maleodoranti». Si parla di patologie della pelle e di fastidi forse legati all’uso dell’acqua nei giorni in cui l’inquinamento non era stato ancora segnalato. In un’altra nota sono Cgil-Fp, Uil-Fp, Sadirs e Fedro a richiamare la Regione: «È molto grave che gli stessi uffici non siano ancora intervenuti a tutela dell’incolumità di dipendenti e pubblico».

Una cosa è certa: «La situazione – scrivono i sindacati – e presenta grande pericolosità per la salute». La stessa pericolosità per la salute che mesi fa ha indotto la Regione a forzare la disponibilità dei dipendenti del Lavoro, che non volevano saperne di traslocare nell’edificio di proprietà dell’editore Sergio Zuncheddu: «A causa di alcuni impianti da sistemare nella vecchia sede dell’ex Enalc hotel è stato disposto lo sgombero dei locali – scrive ancora la Cisl-Fp – mentre ora, con situazioni di rischio tutte sottovalutate nella nuova sede, ci si limita a uno scambio di lettere. Due pesi e due misure».La tensione è alle stelle e il tono dei comunicati lascia poco spazio alla mediazione. Si parla già di azioni giudiziarie e di danni «perché – scrivono i sindacati – le cause sono da imputarsi all’amministrazione ed alla proprietà dell’immobile, che incassa da tempo un discreto canone mensile». Quasi un milione di euro l’anno, soldi pubblici che per i sindacati potevano essere facilmente risparmiati con la ristrutturazione e la messa in sicurezza della vecchia sede, dove mai si era verificata una situazione d’allarme igienico come quella in corso. Nel frattempo - denunciano ancora le sigle sindacali - il vecchio palazzo di via 29 febbraio si trova «in stato di degrado». (m.l)

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