Ganau: fermare le trivelle e un Governo centralista
Il referendum abrogativo del 17 aprile assume sempre più un valore politico Pittalis (Fi): speriamo che i fedelissimi di Renzi non organizzino i comitati del no
CAGLIARI. Ancora un altro Sì sicuro e netto. Il sostegno al referendum del 17 aprile, quello contro le trivelle a vita, è «completo» e «sarà a tutto campo» da parte del Consiglio regionale. Attenzione però: quello stesso voto servirà anche per dire no, un no da non scrivere certo sulla scheda, ci mancherebbe. No a un Governo centralista che troppo spesso vuole decidere senza ascoltare le Regioni. Fra poco più di un mese la consultazione popolare avrà un significato molto più ampio dell’unico quesito sopravvissuto ai sei presentati mesi fa dalla cordata delle dieci Regioni ambientaliste, in testa la Sardegna. A ribadirlo è stato il presidente del Consiglio regionale, Gianfranco Ganau, nel presentare la campagna referendaria. Dopo averlo detto a Roma, insieme agli altri presidenti, l’ha ripetuto nella sala grande del Palazzo di via Roma. Perché, e qui sta la novità, «è proprio l’istituzione dei sardi – sono state le sue parole – a scendere in campo a favore del Sì». A metterci la faccia, nonostante sia prmai chiaro che al Governo, e in particolare a Renzi, questo referendum non piace e mai l’avrebbe voluto. Dopo la marcia indietro sul resto del pacchetto trivelle, gran parte degli altri quesiti non sono stati ammessi solo per le correzioni volanti pretese dalle Regioni all’ormai famoso e sciagurato decreto, a Palazzo Chigi pensava che il caso fosse chiuso. «Al referendum – è stata la replica di Ganau – invece noi dobbiamo dare anche un peso politico. Non solo sull’ambiente, ma anche sui rapporti fra lo Stato e le Regioni». In altre parole, il presunto interesse nazionale – invocato a più riprese da Renzi – non può diventare il bavaglio con cui zittire chi, nei territori, vuole decidere su quanto accadrà dentro le 12 miglia, tema del quesito di aprile, od oltre, ma anche un domani sulla terra ferma. «Senza l’election day (referendum e amministrative insieme a giugno) e senza neanche una campagna d’informazione adeguata – ha aggiunto – c’è la volontà di far fallire la consultazione». L’obiettivo del quorum (50 per cento più uno degli elettori), va invece raggiunto. «Perché è arrivato il momento di dare un segnale sull’ambiente e sull’energia. Argomenti – ha sottolineato Ganau – su cui per ben due volte il Consiglio regionale si è schierato compatto a favore dell’autodeterminazione della Sardegna». A fianco del presidente, il capogruppo di Forza Italia (partito all’opposizione) ma qui come vicecoordinatore del comitato regionale per il Sì. «Nella storia del Consiglio – ha detto Pietro Pittalis – è la prima volta che l'istituzione si mobilita per un referendum abrogativo e lo fa al di là degli schieramenti. E questo vuol dire che il voto di aprile va oltre la domanda sulla scheda. Dobbiamo andare votare e raggiungere il quorum, per difendere le prerogative della Regione e continuare ad avere la possibilità di dire come la pensiamo su questioni che incideranno anche sullo sviluppo di altri settori importanti come lo sono il turismo e la pesca». Dopo aver stigmatizzato l’ipotesi che alcuni fedelissimi di Renzi potrebbero essere pronti a costituire un comitato del no in Sardegna, Pittalis ha detto: «Dalla Giunta ci aspettiamo sostegno e supporto logistico a favore della nostra campagna per il Sì». Arriverà di sicuro e sarà contro le «trivelle a vita». (ua)
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