I due italiani uccisi in un agguato
La conferma arriva dalle autopsie. L’avvocato di Failla: una macelleria
ROMA. Non è stata un’esecuzione, ma un agguato. Salvatore Failla e Fausto Piano non sono stati giustiziati con un colpo alla nuca, ma sono caduti sotto una raffica di mitra. È questa la conclusione a cui sono arrivate entrambe le équipe di medici legali che hanno eseguito le autopsie - una all’ospedale di Tripoli l’altra al policlinico Gemelli di Roma - sui corpi degli operai morti dopo otto mesi di sequestro. Ma le certezze finiscono qui. Gli avvocati delle famiglie degli operai uccisi, che nei giorni scorsi avevano espresso perplessità sugli accertamenti medico legali eseguiti in Libia, hanno confermato che i corpi sono stati lavati e pezzi di tessuto, su cui c’erano segni dei proiettili, sono stati prelevati, cancellando tracce importanti. Ma è l’intera vicenda dei quattro italiani della “Bonatti” rapiti in Libia a restare piena di dubbi e contraddizioni: dal sequestro avvenuto il 20 luglio scorso a Mellitah, vicino al gasdotto dell’Eni, fino all’uccisione di Piano e Failla mentre un convoglio stava trasferendo ostaggi e carcerieri in un’altro covo a trenta chilometri dalla città, e la liberazione di Filippo Calcagno e Gino Pollicardo il giorno dopo l’agguato.
L’autopsia. Sui corpi ci sono segni di colpi di kalashnikov a al torace e alle gambe che hanno provocato emorragie mortali. Ì consulenti di parte della famiglia Failla, Luisa Regimenti e Orazio Cascio, hanno sottolineato che a causa dello stato in cui il corpo è stato consegnato al governo italiano, dopo l’autopsia effettuata in Libia, «non è possibile stabilire né il tipo di arma che ha ucciso Failla, né la distanza da cui sono stati esplosi i proiettili e la traiettoria». Più diretto il giudizio dell’avvocato Grimaldi legale della famiglia Failla: «Le nostre perplessità si sono rivelate fondate. Quella eseguita in Libia non è stata un’autopsia, ma una macelleria».
Le minacce. Sul retroscena raccontato da Erica Failla, figlia ventiduenne dell’operaio siciliano ucciso, sui funzionari italiani minacciati dalle milizie libiche per costringerli a consegnare i cadaveri dei due ostaggi, è intervenuto il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. «Di questo si occupa la magistratura e da parte del governo c’è il massimo riserbo, che comunque non cancella la vicinanza alle famiglie».
La trattativa. Filippo Calcagno, uno degli ostaggi tornati in Italia, ha confermato l’ipotesi che ci fosse una trattativa in corso per liberarli tutti e quattro. «Ce ne accorgevamo perché quando (i sequestratori) avevano il contatto erano più calmi, se non c’era il contatto, allora giù botte». Calcagno esclude però che uno dei loro carcerieri parlasse italiano, come invece ha sostenuto Rosalba Failla.
I funerali. Oggi un C130 riporterà a Cagliari la salma di Fausto Piano. Una camera ardente è allestita nel comune di Capoterra, i funerali si terranno alle 15. Dichiarato lutto cittadino a Carlentini nel Siracusano per Salvatore Failla. La salma è arrivata nella chiesa di Santa Tecla, dove si svolgeranno i funerali. Non saranno funerali di Stato, così come voluto dalla famiglia.
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