La Nuova Sardegna

Budelli, privati addio L’isola paradiso nelle mani del Parco

di Serena Lullia
Budelli, privati addio L’isola paradiso nelle mani del Parco

Il giudice fallimentare mette fine alla lunga battaglia Arrivano i soldi per i creditori: 154mila euro al custode

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OLBIA. Un passato da paradiso privato, un futuro da eden pubblico. Budelli da ieri è un gioiello di Stato. Lo ha stabilito il giudice fallimentare trasferendo la perla dell’arcipelago nelle mani del Parco. L’isola con la Spiaggia rosa esce definitivamente dal mercato. Nasce ora la grande sfida dell’ente pubblico che ha lottato contro gli appetiti speculativi che Budelli stuzzicava. Dovrà proteggerla, conservarla e valorizzarla.

L’assegnazione. Una settimana fa i creditori della società Immobiliare Nuova Gallura, proprietaria dell’isola messa finita all’asta per pagare i debiti, avevano chiesto al giudice per le esecuzioni fallimentari di chiudere la trattativa su Budelli con il Parco. Una richiesta arrivata dopo la rinuncia del banchiere neozelandese Michael Harte a perfezionare l’acquisto avvenuto nel 2013. Nel suo provvedimento il giudice ripercorre l’iter della vendita, ricordando anche come già nel maggio del 2014 l’isola fosse stata trasferita al Parco che aveva esercitato il diritto di prelazione. «ll 22 maggio 2014 è stato emesso decreto di trasferimento del bene pignorato in favore dell'ente Parco che avendo avuto integrale esecuzione non può più essere revocato. Non essendo possibile procedere a nuova vendita del bene occorre procedere alla predisposizione del piano di riparto». La vendita di Budelli servirà a pagare alcuni dei creditori della società ex proprietaria dell’isola. Tra questi c’è anche il custode, Mauro Morandi, a cui verranno liquidati 154 mila euro.

Game over. La partita su Budelli si chiude con la vittoria dello Stato sui privati. I 3 milioni di euro con cui il Parco ha acquistato l’isola erano stati stanziati con la finanziaria 2013. L’emendamento Salva-Budelli era stato presentato da Sinistra ecologia e libertà ed era stato sostenuto anche da una petizione popolare con oltre 100mila firme. Lo Stato aveva così deciso di esercitare il diritto di prelazione e aveva reso disponibili i soldoni per strappare l’isola a mister Harte. Una decisione che non era piaciuta al ricco banchiere, che aveva presentato ricorso al giudice amministrativo. Una querelle conclusa con una sentenza del Consiglio di Stato, contraria al Parco. Secondo il giudice il diritto di prelazione era illegittimo perché l’ente di tutela non aveva ancora approvato il Pdp, strumento di pianificazione del territorio. La battaglia si era poi spostata sul piano delle tutele di Budelli.

Potere di una lettera. Una B che diventa A. Una sola lettera è stata capace di trasformare un grande amore in un divorzio. Nel 2014 il presidente del Parco, Giuseppe Bonanno, per paura di interessi speculativi su Budelli, innalza il livello di tutela. Con la nascita del Parco l’isola rosa era stata indicata come Tb, tutela parziale. Nel 2014 viene portata al massimo grado, Ta, nella formula entry no take. L’indicazione viene ribaltata all’inizio di ottobre dal Consiglio direttivo del Parco, impegnato nell’esame e nell’approvazione del Piano del Parco. Ma la delibera ha breve vita. Con una nuova votazione di fine ottobre Budelli ritorna a essere riserva integrale. Il provvedimento viene sospeso dal ministero dell’Ambiente a novembre e pochi giorni fa l’avvocatura dello Stato lo giudica illegittimo. Ma la temporanea riserva integrale di Budelli basta per spingere il banchiere Harte a rinunciare all’investimento su Budelli. Con una lettera il businessman dice addio all’isola all’inizio di febbraio, consegnandola di fatto nelle mani dello Stato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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