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LE REAZIONI» COMUNITÀ SOTTO CHOC

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CAPOTERRA. «Grazie a tutti i sardi», dice Stefano Piano in camera ardente davanti alla bara del padre nell’ennesimo assalto dei giornalisti che vorrebbero parlare della prigionia di Fausto Piano e...

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CAPOTERRA. «Grazie a tutti i sardi», dice Stefano Piano in camera ardente davanti alla bara del padre nell’ennesimo assalto dei giornalisti che vorrebbero parlare della prigionia di Fausto Piano e della liberazione che doveva essere e non è stata. «Non è il momento, più avanti», chiude il discorso Stefano Piano che lascia la sala del consiglio comunale assieme a madre e fratelli per andare un attimo a casa. La sorella del padre e le sorelle della madre si stringono alla bara per pregare.

Erminio Piano, fratello di Fausto, è anche lui meccanico, lavora a Capoterra. «Non è difficile da capire il fatto che non si voglia parlare adesso. Il momento arriverà. Mia cognata ha sofferto moltissimo e ora la famiglia vuole stare raccolta attorno a Fausto, seppellirlo, pensare solo a lui. In silenzio. Si parlerà, ma dopo». Erminio Piano ha visto suo fratello l’ultima volta il giorno prima che partisse per la Libia: «Abbiamo bevuto una birra assieme, nel terreno che lui lavorava pensando a quando sarebbe andato in pensione, ci teneva tanto a quel terreno». Erminio Piano è stato a Roma, sarebbe voluto andare a Tripoli a prendere la salma, ma non glielo hanno permesso. Qualcuno vicino a lui sbotta: «Tuo fratello è stato abbandonato, non bisogna fidarsi degli italiani, bisognava andare all’ambasciata francese, o a quella inglese». Erminio Piano non è d’accordo: «Io non so dire se lo Stato si sia disinteressato di mio fratello, quel che posso dire però è che le persone che hanno lavorato per la sua liberazione hanno lavorato col cuore, non se ne sono disinteressati. Certo, qualcosa è successo, un errore forse c’è stato, sappiamo che si sta lavorando per capire». Un altro parente, niente nomi, spiega che i familiari erano in contatto costante con la Farnesina e avevano la possibilità di parlare tutti i giorni con funzionari che avevano fornito i loro numeri privati.

Tante domande girano in questi giorni, ma i familiari di Fausto Piano hanno scelto la strada del silenzio, l’azienda per la quale lavorava Fausto e lavora Giovanni non concede spazio per domande anche solo sulla gestione della sicurezza del personale che pure è garantita se è vero che i luoghi di lavoro «sono blindati dai militari», come diceva Fausto Piano ai familiari che esprimevano preoccupazione. Nel viavai di persone nella camera ardente non si trova chi accetti di fare neppure un commento, la comunità di Capoterra si è adeguata alla richiesta della famiglia di vivere in silenzio il proprio dolore, è come se ci fosse una consegna che nessuno vuole rompere. (a.s.)

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