Processo anfiteatro Caldart: «Ai Palmas gestione esclusiva»
CAGLIARI. «Il Comune mi ha preso in giro, nel 2010 ho chiesto di partecipare alla gara per la gestione estiva dell’anfiteatro romano ma anzichè pubblicare il bando hanno pubblicato il cartellone...
CAGLIARI. «Il Comune mi ha preso in giro, nel 2010 ho chiesto di partecipare alla gara per la gestione estiva dell’anfiteatro romano ma anzichè pubblicare il bando hanno pubblicato il cartellone degli eventi di Sardinia Jazz, avevano già deciso tutto». Dopo anni di battaglie giudiziarie, tra querele per diffamazione e denunce incrociate, l’organizzatore di spettacoli dal vivo Andrea Caldart ha potuto finalmente sedersi davanti al tribunale - prsieduto da Massimo Poddighe - nelle vesti di parte offesa per raccontare ai giudici quello che sostiene da sempre: «Quello degli eventi musicali a Cagliari era un monopolio, chi voleva mettere in piedi qualcosa doveva rivolgersi ai Palmas». Ed è questa l’accusa alla base del giudizio in corso, dove il pm Daniele Caria punta il dito contro l’ex dirigente della divisione cultura del Comune Girolamo Solina (64 anni) e l’ex predecessore nello stesso ruolo dirigenziale Bruno Soriga (72 anni), i fratelli Massimo e Michele Palmas (61 e 48 anni) come gestore di fatto e amministratore della società cooperativa Sardinia Jazz, e Maria Gabriella Manca (56 anni) come responsabile di Sardegna Concerti. Solina, Soriga e i Palmas devono rispondere di concorso in abuso d’ufficio aggravato e di apertura abusiva di luogo di pubblico spettacolo, la Manca soltanto della contravvenzione. Al centro del procedimento l’anfiteatro, affidato senza gara pubblica alla società dei Palmas, che lo gestivano - secondo quanto sostiene la Procura - come se fosse un impianto privato, senza versare un euro al Comune, senza spese di utenze elettriche e idriche, ma imponendo invece pesanti canoni a chiunque chiedesse di utilizzare l’arena storica per uno spettacolo: «L’Autorità portuale mi aveva bocciato senza neppure spiegarmi perché il mio progetto di realizzare al porto un’arena spettacoli smontabile, così mi vidi costretto a trasferire il mio programma di concerti all’anfiteatro». Solo che l’interlocutore non era il Comune, malgrado si trattasse di uno spazio pubblico. Ma Sardinia Jazz: «Dovetti pagare quattromila euro più iva a serata - ha raccontato Caldart - ma ancora oggi mi chiedo in cambio di che cosa, visto che tutti i costi, dalla sicurezza all’energia elettrica e all’acqua, erano a carico del Comune. Mi veniva chiesto di riservare 72 biglietti al Comune, di fatto altri 3500 euro d’incasso andati perduti». Finchè Caldart perse le staffe e decise di rivolgersi alla Procura. Per denunciare quanto avveniva sotto gli occhi di tutti ed era oggetto di un altro procedimento penale, chiuso poi con una sfilza di condanne. I fatti sono speculari: cambia soltanto il periodo - dal 2009 a settembre 2010 - e compare sulla scena il dirigente Solina, che nell’ultima fase della vicenda aveva preso il posto di Soriga, andato in pensione e poi condannato in primo grado dopo il giudizio abbreviato. C’è al solito l’amministrazione comunale guidata da Emilio Floris che senza alcuna selezione pubblica trasferisce la concessione dell’Anfiteatro dalla Fondazione del teatro lirico alle società dei Palmas, che sfruttano lo spazio a piacimento. Si va avanti il 7 giugno con cinque testi della parte civile. (m.l)
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