Donne e politica: una rivoluzione in ritardo di 70 anni
Nell’isola solo 4 consigliere regionali, va meglio in giunta Su 377 Comuni appena 54 hanno una guida al femminile
SASSARI. Settant’anni fa l’Italia liberata ritornò al voto dopo il buio del ventennio. E per la prima volta il suffragio fu esteso anche alle donne, a cui fino a quel momento la politica attiva e passiva era preclusa. Fu una rivoluzione che però, in Sardegna soprattutto, non si è ancora conclusa. Basta scorrere l’elenco delle elette all’ultimo Consiglio regionale o le sindache dell’isola per rendersi conto che l’equilibrio tra uomini e donne in politica è un traguardo ancora molto lontano da tagliare. Anzi. In alcuni casi si sono fatti passi indietro. Oggi nella assemblea di via Roma a Cagliari siedono solo 4 donne su 60 consiglieri: le dem Daniela Forma e Rossella Pinna, Anna Maria Busia del Centro democratico e la forzista Alessandra Zedda. Sotto il 7 per cento. Peggio hanno fatto solo Basilicata e Calabria. Eppure nella legislatura precedente le donne erano sette, con Claudia Lombardo presidente, prima donna nella storia della autonomia chiamata a guidare la assemblea regionale.
La giunta rosa. Più equilibrata la situazione in giunta, dove Francesco Pigliaru ha voluto al suo fianco 5 donne su 12 assessori: Elisabetta Falchi (Agricoltura), Claudia Firino (Cultura), Virginia Mura (Lavoro), Maria Grazia Piras (Industria) e Donatella Spano (Ambiente). Un 42 per cento che mette l’esecutivo sardo a metà strada tra la giunta quasi tutta rosa di Vincenzo De Luca in Campania e la squadra esclusivamente al maschile che affianca Paolo Frattura in Molise.
Poche sindache. Il numero delle prime cittadine in Sardegna è in linea con la media nazionale. Bassissima, pari al 14 per cento. Su 377 comuni solamente 54 sono amministrati da donne. E solo due sono le località con più di 15mila abitanti, Sestu e Sinnai. Con 18 comuni guidati da sindache Cagliari è la provincia più rosa. Seguono Oristano e Nuoro, con 10 prime cittadine a testa. Sassari può contare su soli 6 comuni, il Medio Campidano su 4, mentre la Gallura, l’Ogliastra e il Sulcis Iglesiente appena due a testa.
Il record alla Camera. Va meglio la situazione alla Camera, soprattutto rispetto al passato. Su 19 deputati sardi cinque sono donne. Tre elette con il Pd - la confermata Caterina Pes, Romina Mura e Giovanna Sanna, che sono anche sindache la prima di Sadali e la seconda di Florinas - e due con il Movimento 5 Stelle, Emanuela Corda e Paola Pinna, che però durante la legislatura è approdata al Pd, passando prima da Scelta civica. Nel 2008 le deputate isolane erano solo due.
La prima senatrice. L’exploit dei grillini alle politiche del 2013 ha permesso alla Sardegna di avere la sua prima senatrice dalla nascita della Repubblica, la cagliaritana Manuela Serra. Mai, infatti, una sarda era arrivata a Palazzo Madama. A onore del vero nel 2008 il Pd catapultò nell’isola la marchigiana Luciana Sbarbati, ma la Sardegna fu solo il mezzo per arrivare a Roma. E sempre il Movimento 5Stelle ha portato nel 2014 la prima sarda al Parlamento europeo, Giulia Moi.
Barracciu via dal governo. Fino a ottobre una donna sarda sedeva anche al governo, Francesca Barracciu, sottosegretario ai Beni culturali. Cosa che non accadeva dai tempi di Leone. Ma in seguito al rinvio a giudizio per l’inchiesta sui fondi ai consiglieri regionali l’esponente del Pd ha rassegnato le dimissioni.
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