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Guerra fredda nel Pd: Demontis attacca Lai

Guerra fredda nel Pd: Demontis attacca Lai

Lettera al veleno del consigliere regionale di area soriana contro l’ex segretario La frattura all’interno del partito democratico diventa sempre più insanabile

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SASSARI. Come piccoli frammenti di un cristallo in frantumi. Il Pd si polverizza, le posizioni all’interno delle troppe anime di un partito prendono il sopravvento. Il segretario Renato Soru ha invocato la fine della correntocrazia. Il risultato è il trionfo della correntocrazia. Puntuali arrivano i distinguo, le sottili venature, sfumature per esperti. Puntuali volano frecce avvelenate sui compagni.

Acceleratori. L’area Fadda-Cabras e gli ex Ds sono diventati i più feroci oppositori del segretario. Hanno schiacciato il pedale dell’acceleratore e sembrano decisi a staccare la spina a Renato Soru. La lettera di Silvio Lai non lascia spazio a margini. L’alleanza non c’è più. E si invoca il congresso per eleggere una nuova guida. Lo fa il consigliere regionale Cesare Moriconi, area Fadda. «Si è squarciato un velo di ipocrisia intorno alla situazione insostenibile provocata dalla attuale segreteria regionale del Pd – dice Moriconi –. Dopo settimane nelle quali si è tentato di trasmettere con delicatezza al segretario che si era rotto il rapporto di fiducia e che serviva voltare pagina. Soru tiene in ostaggio gli organismi in una lenta agonia. Il congresso è una scelta evocata da Soru, forse per sfidare qualcuno. Se non si vuole fare il congresso può dimettersi e l'assemblea regionale può in una sola giornata eleggere un segretario che lo sostituisca».

Il pessimismo cosmico. Anche il consigliere regionale Roberto Deriu chiede a Soru di farsi da parte. Lo fa su facebook con un post a metà tra il pessimismo cosmico e quello generazionale. «Nel Pd sono finite due generazioni: quella di chi ha guidato sinora – scrive Deriu –, il più giovane dei quali è Soru, la nostra, perché abbiamo disciplinatamente aspettato a dire la nostra mentre parlavano i capi. Ora tocca a politici più giovani. E, credo, più coraggiosi di noi».

Lettera al veleno. E il genere epistolare sembra essere diventato il nuovo trend nel Pd sardo. Le badilate si tirano con la penna. Il consigliere regionale Salvatore Demontis, soriano doc, intinge il pennino nel curaro e scrive una lettera a Silvio Lai. «Caro Silvio ti ricordi quando dicevamo al sindaco di Sassari, Nicola Sanna, che le primarie avevano l'obbiettivo di scegliere il miglior candidato alla carica di sindaco e non quello di formare una giunta cristallizzando una maggioranza e una minoranza? Io ci credevo davvero, tu no. Oggi ti contraddici. Con le primarie abbiamo eletto il segretario regionale non una maggioranza e una opposizione. Non parliamo di un sindaco che senza maggioranza si deve dimettere. Il significato delle primarie non è un aspetto marginale, ma il dna del Pd». Poi Demontis passa all’artiglieria pesante nei confronti dell’ex segretario e concittadino. «Renato Soru è divisivo? Perché si vuole confrontare nel merito delle riforme? Ma un partito deve fare questo. Secondo me è divisivo chi ostacola le primarie ad Alghero per la scelta del candidato sindaco, chi facendo gestire il partito a Porto Torres da un segretario che ha fatto il suo tempo ci porta a una sconfitta senza precedenti. Del resto nel 2009 hai espulso anche me dal partito, per essermi candidato in quella che allora era una lista civica a sostegno di Renato Soru. Questo è divisivo: utilizzare il partito in questo modo. Che senso ha poi ricordare il 2009? Fa pensare a risentimenti personali non a un confronto politico, sarebbe come ricordarti che alle politiche del 2013, quando eri tu il segretario i 5 Stelle in Sardegna hanno battuto il centrosinistra».

Il grande freddo. Demontis non si ferma più e punta dritto a quelli che per lui sono i motivi della spaccatura. «Quali sono le differenze sulle proposte politiche? Te lo chiedo perché non le ho mai sentite in direzione. Il programma del segretario era ed è chiaro: trovare, col governo regionale, un modello di sviluppo che aiuti la Sardegna a superare la crisi. Per questo discutiamo delle principali riforme da proporre alla giunta non per bacchettare gli assessori. Sono curioso di sentire quali saranno le motivazioni alla base di una mozione di sfiducia, perché non si può pensare di sfiduciare un segretario, tanto più se eletto con le primarie, perché non acconsente a certe nomine o magari per gestire meglio le liste alle prossime politiche. Sarebbe davvero troppo». (l.roj)

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