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Diffamò Striscia, multa a Panunzio

Diffamò Striscia, multa a Panunzio

Aveva espresso dubbi sulla selezione delle veline. «Violato il diritto della difesa»

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CAGLIARI. L’aver diffuso il dubbio che nel settembre di otto anni fa la selezione delle veline della trasmissione tv “Striscia la notizia” fosse truccata è costata la condanna a 516 euro di multa al fondatore di "Osservatorio Antiplagio" Giovanni Panunzio, il docente di religione cagliaritano colpito negli anni per undici volte dalle querele del celebre autore televisivo Antonio Ricci ma finora mai giudicato colpevole in via definitiva. La sentenza, arrivata a sette giorni dalla prescrizione del reato di diffamazione contestato a Panunzio, è stata emessa dal giudice monocratico Antonella Frizilio a conclusione di un dibattimento dove non sono mancate le polemiche: secondo il difensore di Panunzio, l’avvocato Demetrio Delfino, sarebbero stati violati i diritti della difesa perché il giudice ha impedito al legale di controesaminare Ricci sulla verità del fatto al centro del processo.

Il procedimento era stato a suo tempo archiviato dal gup di Cagliari, ma Ricci aveva fatto ricorso in Cassazione ottenendo il rinvio ad un altro giudice, che gli ha dato ragione mandando a giudizio Panunzio. Nel corso del dibattimento Ricci ha definito il docente cagliaritano «diffamatore seriale» e l’ha associato ad un’imprecisata «banda dei sardi» impegnata in attività ostili all’affermatissimo programma di informazione satirica in onda da molti anni sulla rete Mediaset. Quelle definizioni sono costate all’autore di “Striscia” una querela per diffamazione da parte di Panunzio, che rinnoverà l’ormai infinita battaglia giudiziaria tra il docente sardo e il celebre autore televisivo. Il giudice ha stabilito che Panunzio dovrà pagare 2.500 euro di spese legali alla parte civile rappresentata dall'avvocato Salvatore Pino e versare un risarcimento di cinquemila euro ad Antonio Ricci, che - è stato annunciato fin dalla prima fase del procedimento - saranno devoluti al gruppo Abele di don Ciotti. Il fondatore di “Osservatorio Antiplagio”, che non era presente alla lettura della sentenza, ha annunciato il ricorso in appello che farà scattare i termini della prescrizione. La prescrizione però cancellerebbe la condanna senza pregiudicare il diritto di Ricci a chiedere il risarcimento del danno. Alla conclusione del processo Panunzio ha chiesto al cronista di precisare: «Io non sono un diffamatore seriale, semmai è Ricci ad essere un querelatore seriale, lo dicono i numeri». (m.l)

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