La Nuova Sardegna

Mont’e Prama, ampliata di 90 ettari l’area degli scavi: agricoltori in rivolta

di Claudio Zoccheddu
Mont’e Prama, ampliata di 90 ettari l’area degli scavi: agricoltori in rivolta

Il sito archeologico “promette” nuovi tesori da ritrovare. Ma chi ha terreni nella zona chiede garanzie

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CABRAS. È il primo passo di un lungo cammino, ma la strada potrebbe essere più impegnativa del previsto. Il sito archeologico di Mont’e Prama sembra destinato ad aumentare la sua estensione e la soprintendenza ai Beni archeologici è pronta a sviluppare la sua influenza anche sulle terre che confinano con lo scavo.

Infatti, è in fase di avvio un provvedimento che estenderà un vincolo diretto su una porzione di territorio di dimensioni considerevoli, dato che si parla di circa 90 ettari.

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L’estensione del vincolo non è stata confermata dal direttore scientifico dello scavo di giganti, Alessandro Usai, che però ha dichiarato come la soprintendenza sia pronta a implementare la protezione delle terre che circondano lo scavo: «Al momento non posso dire di quanti ettari si tratti, potrebbero essere 90 ma anche 9. Attiviamo le procedure che ci porteranno all’estensione del vincolo diretto sulle aree vicine allo scavo – dice –. Dobbiamo proteggere la parti esterne al sito e lo faremo indicando una serie di istruzioni che i contadini dovranno seguire. Il nostro sarà quindi solo un compito di controllo del territorio e di approvazione di eventuali modifiche».

Una volta che il vincolo diretto verrà esteso alla zona del Sinis in cui è localizzato lo scavo, qualsiasi cambiamento dovrà essere avvallato dalla Soprintendenza.

L’eventuale scavo di un pozzo o il semplice cambio di coltura dovranno ricevere il benestare degli archeologi che saranno chiamati a stabilire la legittimità dell’opera e le eventuali implicazioni riferite al possibile, e sempre più probabile, giacimento di reperti custodito dalle terre della zona di Mont’e Prama. L’estensione del vincolo potrebbe essere la via più diretta verso un controllo capillare che potrebbe presagire l’ampliamento dello scavo. La notizia ha lasciato interdetti gli agricoltori. La zona di Mont’e Prama è densamente coltivata e l’idea di dover sottostare a un altro vincolo potrebbe risultare indigesta a chi lavora la terra: «In questa zona siamo costretti a rispettare diverse misure restrittive – spiega Paolo Mele, titolare dell’azienda Sa Marigosa –, ci sono i Sic e le Zps, senza contare le convenzioni che tutelano le zone umide. L’area di Mont’e Prama è particolarmente controllata sotto il profilo ambientale. Ma se lo scavo dovesse essere valorizzato e potesse attrarre visitatori si risolverebbero tutti i problemi di convivenza».

Le buone intenzioni non bastano. Gli agricoltori chiedono un pizzico di attenzione in più: «Ci sarebbe piaciuto apprendere la notizia direttamente dalla soprintendenza – aggiunge Mele –, ma voglio sperare che non abbiano scartato l’idea di coinvolgere le associazioni e tutti gli agricoltori che saranno interessati da una scelta di questo tipo. Se oggi parliamo di Mont’e Prama e dei sui guerrieri giganti il merito è proprio della scoperta di un agricoltore».

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