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Il vermentino diventa longevo

Il vermentino diventa longevo

Il risultato si ottiene applicando al bianco la fermentazione con le bucce dei rossi

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LUOGOSANTO. Siddùra allunga la vita al vermentino. Nella cantina di Luogosanto nasce il bianco longevo. Quasi una parola blasfema per i puristi della tradizione. «Il vermentino non è un prodotto di stagione come si è sempre creduto – spiega l’amministratore delegato di Siddura, Massimo Ruggero –. Il fatto che questa terra sia legata alla stagionalità ha fatto pensare che ogni anno, quando si apre la propria attività, si debba avere il vino dell’annata nuova. Un modo di pensare che ha penalizzato il vermentino. Quando al bar arriva un vino francese di qualche anno nessuno dice nulla. Ma in molti storcono il naso all’idea di un vermentino del 2013. Pensano sia andato a male».

Il bianco longevo. Per ottenere il vermentino longevo Siddura ha sperimentato sui bianchi la lavorazione dei rossi. La fermentazione con le bucce. «Ovviamente con tempi diversi – sottolinea Ruggero –. La fermentazione con le bucce non può essere superiore alle 48 ore. Un procedimento che garantisce ai bianchi una longevità di 5 anni. In questo modo posso vendere un vino di cui posso dire al mio cliente: conservalo e bevilo quando vuoi in questi cinque anni. Ti garantisco gusto, profumo e sensazioni».

Innovazione e ricerca. Siddura non teme di scommettere sull’innovazione e la ricerca. «Che non significa però offendere la storia e la tradizione – ci tiene a sottolineare Ruggero –. Il mondo va avanti, tutto si evolve. Anche l’universo del vino. Il fatto che certe operazioni siano state fatte in un certo modo per secoli non significa che quello sia l’unico modo per farle e non esista un metodo migliore. Prima non c’erano le possibilità che ci sono oggi di girare il mondo, di mettere a confronto tecniche e professionalità diverse».

La voce delle piante. La sperimentazione e l’investimento sulla tecnologia sono uno dei pilastri di Siddura. In questa ottica si inserisce il progetto “Piante che parlano”, nato in collaborazione con “Netafim“, azienda israeliana leader mondiale nell’irrigazione. Dei sensori piantati nel terreno daranno voce alla vigna. «Con questo progetto vengono inserite nel terreno delle sonde – spiega Ruggero – che rilevano il grado di umidità. Le sonde sono collegate a delle elettrovalvole. Nel momento in cui la pianta si trova in una situazione di emergenza idrica lo comunica inviando un segnale all’elettrovalvola, che a sua volta è collegata a un pannello di controllo che trasmette tutti i dati dal campo al pc dell’agronomo. Il sistema è in via di completamento. Si tratta di un investimento di 20mila euro, ma con prospettive di altissimo impatto».(se.lu.)

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